Guidonia, si dimette il segretario del Pd: “Serve un percorso nuovo”

Si è dimesso il segretario del Pd di Guidonia Montecelio, Marcello Manni. Con una lettera non priva di amarezza ha comunicato la sua scelta ai vertici, il segretario regionale Bruno Astorre e quello provinciale Rocco Maugliani. L’epilogo dei tentativi falliti di ricomposizione del partito in una nuova forma capace di affrontare in maniera innovativa le sfide della terza città del Lazio. Manni lascia e il Pd viene commissariato con la partita che passa in mano a questo punto a Rocco Maugliani.

“Nel partito incomprensioni troppo grandi”

“Si tratta di una decisione sofferta ma meditata che nasce dalla consapevolezza che nella delicatissima fase che stiamo vivendo sia necessario produrre un fatto nuovo – scrive Manni nella sua lettera – Come sapete la mia segreteria nasce nel 2017 all’indomani di una rottura politica, figlia delle scorie delle elezioni amministrative, in seguito alla quale una parte consistente del partito aveva maturato la decisione di non partecipare al congresso. Con molte perplessità avevo dato la disponibilità che mi era stata chiesta di guidare quella fase, nella convinzione che sarebbe comunque stato necessario innescare un percorso di ricomposizione di cui, per quello che competeva al mio ruolo, ho cercato di rendermi protagonista. L’impresa è apparsa da subito molto complicata, troppo grandi evidentemente le incomprensioni che avevano portato ad una diversificazione così netta delle posizioni”.

Quattro consiglieri, quattro partiti

E con il passare del tempo, la situazione nel Pd non è migliorata. Manni fotografa un’azione politica alla deriva dell’iniziativa dei singoli. Il partito dei consiglieri, quattro partiti in uno. “Più volte, rendendomi conto di questo, avevo dato la mia disponibilità a fare un passo indietro, mettendo sul tavolo la possibilità di svolgere una fase congressuale straordinaria che potesse aiutare a ricomporre nel nostro circolo un quadro unitario, dopo aver nominato una segreteria rappresentativa di tutte le anime del partito. Se questa disponibilità non è stata colta è perché probabilmente anche l’ipotesi di un nuovo congresso ha alimentato diffidenze facendo balenare lo spettro di nuove conte interne che, fortunatamente almeno questo, nessuno sembra volere”.

La responsabilità adesso nelle mani dei vertici

“Serve dunque a parer mio un altro tipo di percorso nel quale tutti possano riconoscersi rimuovendo quei preconcetti senza i quali le enormi potenzialità che il nostro partito indubbiamente ha, dato lo spessore e la rappresentatività della nostra classe dirigente locale, prendano forma di una proposta politica da presentare alla città e della quale la città ha bisogno, dato il fallimento al quale sono andate incontro per ragioni diverse e con diverso gradualità, le ultime amministrazioni comunali Rubeis e Barbet. Di questo percorso però, come ho sempre sostenuto, devono farsi garanti i livelli superiori del partito che devono accompagnare una fase per la quale siamo probabilmente pronti ma non in grado di affrontare solo in ambito locale. È per innescare questa fase che rassegno le mie dimissioni, nella speranza che voi le possiate recepire in tal senso e assumere iniziative coerenti con questi miei auspici se condividerete come spero la mia analisi, che è l’analisi di un dirigente di partito locale che non ha mai avuto la pretesa di essere infallibile ma che ha sempre contraddistinto la propria azione politica anteponendo l’interesse collettivo alle proprie ambizioni personali”.

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