“L’Europa è un’orchestra a cui rivolgersi”, sono le prime parole del maestro Ezio Bosso – nel giugno 2018 al Parlamento Europeo – che mi sono venute in mente, ora che non ci resta che omaggiarlo, ricordarlo, ora che già sentiamo la sua mancanza. Il Maestro Bosso, musicista, compositore, pianista e direttore d’orchestra, si è spento da poche ore, aveva 48 anni. Era affetto da una malattia neurologica degenerativa e a settembre scorso aveva annunciato il suo ritiro dalle scene. Nelle immagini con cui vogliamo ricordarlo, il discorso che tenne nell’aula del Parlamento Europeo resterà impresso nel nostro cuore: la musica al centro di tutto, parole piene di amore, passione e commozione, attraverso le quali raccontava ai presenti di come la musica possa essere “uno strumento per unire i popoli”. 

 “Noi che dedichiamo la nostra vita alla musica fin da piccoli, frequentiamo germano-austriaci, francesi e tedeschi. Non c’è un confine, la musica non è solo un linguaggio, è una forma di trascendenza” e ancora “La musica è la nostra vera radice di europei ed è quella che fa eliminare ogni confine”. In questo periodo difficile per il nostro Paese in cui parliamo da tempo di “confini” e il termine “cultura” è stato rimesso in discussione, la risposta del Maestro è una preziosa eredità. 

Da febbraio 2020, alla presenza del Sindaco Contini, era diventato cittadino onorario di Busseto, storico luogo che ha dato i natali a Giuseppe Verdi e ad altre importantissime personalità della musica e della cultura come Toscanini, Zeffirelli e Muti; da giugno 2019 cittadino onorario anche della Capitale, con una toccante cerimonia nell’Aula Giulio Cesare, alla presenza della Sindaca Raggi; anche in quella occasione, non aveva mai perso la sua emozione, gentilezza, umanità e umiltà “sono commosso, mi sono sempre sentito un po’ romano, Roma ha un cittadino orgoglioso che le vuole bene”.

Tenacia, talento, passione, gentilezza, intelligenza. Difficile trovare in un solo uomo e artista doti simili tutte insieme 

In tempi in cui tutti gridano, lui parlava e ci parla ancora. Mancherà a tutti noi. Manca già. Per chi ha avuto la fortuna (anche per chi vi scrive) di ascoltare le sue note (in Auditorium, nel 2016), vederlo in un concerto, intervistarlo o leggere una sua intervista, ascoltarlo in radio o in televisione. Ogni volta che veniva intervistato e in tv passava il suo volto sorridente, non potevamo fare a meno di fermarci ad ascoltare: l’amore per ciò che faceva e che ci trasmetteva dalle sue riflessioni, dalle sue dita sulla tastiera del pianoforte era come un magnete; era una calamita per l’anima di tutti noi. Si è spento un faro per chi vedeva nel Maestro un alfiere della convivenza con il dolore. La malattia vissuta con grazia e gentilezza.

Alessandra Paparelli