di Alessandra Paparelli

Intervista a Barbara Bravi, Assessora alla Cultura del Comune di Mentana, splendida cittadina ricca di memoria e dal grande valore artistico che intreccia cultura e Storia, alle porte della Capitale, e che – nella sua lunga storia – fu sede nell’800 dell’incontro tra Carlo Magno e Papa Leone III, fu teatro della storica battaglia a conclusione della campagna risorgimentale per la liberazione di Roma voluta da Giuseppe Garibaldi, il 3 novembre 1867. I volontari garibaldini furono sconfitti in un sanguinoso scontro da pontifici e francesi, accorsi in difesa di Papa Pio IX.  

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Una lunga intervista telefonica con l’Assessora Bravi, partendo dal discorso centrale, concetto e fulcro importante di progettualità quale quello di polo culturale ma anche polo archeologico. Durante la conversazione, definitaancheuna vera collocazione “fisica” strategica rispetto al territorio con una attrattività che evidenzi un sistema di coordinate, un luogo che funga da elemento di aggregazione.  Partiamo proprio dal discorso partecipato su museo archeologico e polo culturale, della cittadina Mentanese.

Come nasce il progetto del MUCAM Museo archeologico di Mentana? Come è nata l’idea?

Il Museo Civico Archeologico Mentana, nasce da un’idea che ci è venuta quando abbiamo visto reperti archeologici di grande valore stipati nello spazio adiacente alla sala conferenze della Biblioteca Comunale.  Erano a terra, senza nome e senza storia, senza nessuno che li potesse visitare e che potesse ammirare la loro bellezza. Abbiamo pensato che meritasse una collocazione più adeguata: Galleria Borghese ci è parsa il luogo adatto sia per la struttura architettonica che per la Storia che rappresenta. Abbiamo cominciato a ragionare con le archeologhe Sara Paoli e Tiziana Sgrulloni dell’Archeclub e abbiamo capito che il progetto poteva diventare un vero museo. 

Quanto tempo è occorso per l’iter burocratico?

La prima Delibera di Giunta è del febbraio 2019: con questa delibera programmatica l’Amministrazione Benedetti poneva in essere il costituendo Museo Archeologico.  É iniziata una fitta corrispondenza con la Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana e soprattutto con il Soprintendente di zona, il Dott. Zaccaria Mari che ci ha fornito tutta la sua grande competenza e disponibilità per la realizzazione del progetto. L’autorizzazione è arrivata a metà aprile con una nota ufficiale della Soprintendenza. 

Quale procedura d’Istituzione è occorsa? Ed è stata complessa? Il MUCAM diventerà un luogo con la funzione di promulgazione della cultura, come il MUGA, e Galleria Borghese manterrà la sua funzione?

La procedura è stata lunga e complessa perché creare un museo ex novo non è semplice e non basta apporre una targa per istituire un museo. Servono una serie di atti e documenti: dalla planimetria del luogo scelto alla catalogazione e descrizione dei reperti che sono numerati. I reperti verranno affidati al Sindaco Marco Benedetti in qualità di rappresentante dell’Ente. Tutti i pezzi fanno parte dell’immenso patrimonio archeologico del nostro Paese e, nello specifico, questi sono stati rinvenuti nel territorio dell’antica Nomentum che aveva grande estensione territoriale.  Ecco perché il MUCAM sarà il museo archeologico dell’intero territorio nomentano. Galleria borghese sarà la sede del MUCAM  perché quello spazio merita di essere visitato con altri occhi. 

Il Museo non è solo un posto chiuso ma un luogo per esercitare la memoria storica. 

Un paese di 23.000 abitanti come il nostro, avrà due musei.  È poi nostra intenzione aprire al pubblico la sala contenente l’Archivio Storico (situata al secondo piano della Biblioteca Comunale) che stiamo sistemando grazie a un finanziamento ottenuto con un Bando Regionale e grazie al lavoro della giovane archivista Aurora Formiglia. L’idea è proprio quella di creare un sistema culturale comunale: Muga, Mucam, Archivio Storico, Biblioteca e aula didattico-scientifica, grazie alla donazione dell’Ing. Giulio Pioli e al lavoro dell’ing. Emanuele Mieli. Un percorso culturale che sarà visitabile e che,  come già sperimentato con il Muga, sarà esso stesso “promotore culturale ” perché musei e biblioteche devono essere luoghi vivi dove la cultura, la musica, il cinema,  il teatro prendono vita e forma concreta.