di Alessandra Paparelli

Intervista a Daniele Reponi, chef – “non chef” come ama definirsi, della Prova del Cuoco, Rai Uno, anche docente all’Accademia del Panino Italiano. Personaggio amatissimo, famoso in Italia, creativo, solidale, vero. Tra i suoi notissimi panini, ricordiamo “Pulcinella, Colombina, Balanzone”. 

Partiamo dal ristorante e dal progetto sociale Altrove: come si sta vivendo questo durissimo periodo di emergenza Coronavirus? Cosa ci sta insegnando questa durissima prova, questa tragedia?

E’ un peccato accorgersi del valore dei rapporti umani solo a seguito di emergenze. Ho visto scritto in tanti post o articoli di giornale di come “la quarantena “ ci possa dare modo di riscoprire la dimensione più “spirituale” delle nostre vite. Di rivalutare i nostri ritmi altrimenti troppo frenetici. A me le privazioni delle libertà mi danno sempre un senso di disagio anche se in questo caso erano probabilmente necessarie. Noi dobbiamo lavorare perché le nostre vite siano sempre in ascolto e in condivisione con gli altri. Sicuramente “Altrove” ne è un esempio. È con i comportamenti del nostro quotidiano che si può contribuire a cambiare il mondo che ci circonda in positivo.

Parliamo del programma La prova del Cuoco, RAI Uno, accanto a Elisa Isoardi. E ti chiedo anche, di seguito, l’esperienza e il progetto che hai voluto: vengono riuniti intorno allo stesso tavolo, solidarietà, formazione, lavoro e cucina, promuovendo l’inserimento professionale nel settore della ristorazione di minori e giovani richiedenti asilo, rifugiati. Come stai vivendo questo difficilissimo periodo, non solo per il nostro Paese? Riesci a sorridere ancora?

Il sorriso è una parte importante delle nostre vite. Innanzitutto di mio tendo a non prendermi troppo sul serio. Dopo che sono stato nel programma di RAI1, La prova del Cuoco, quell’esperienza mi ha aiutato a tenere i piedi per terra. Le persone la scambiano per umiltà ma è soprattutto una buona dose di autoironia. Non solo, ma grazie al sorriso oltre a divertirsi, cosa che ha un effetto importantissimo sul cervello umano, si impara anche meglio. Ecco perché agli eventi in cui lavoro o alle lezioni che faccio cerco sempre di avere un atteggiamento troppo serioso: in un clima più divertente e rilassato si assimilano meglio le informazioni e questo vale anche per lo spazio televisivo. Ovviamente deve esserci sempre un impronta di professionalità ma ripeto, mai prendersi troppo sul serio. La vita è troppo bella è troppo breve per essere presa seriamente.

Sei uno chef creativo che ama la materia prima, scegli le verdure le sceglie, selezioni con cura, osservi; in tv anche ce le hai fatte “vivere”, uno chef che annusa la terra, sorride alla gente, che mette passione e appassiona a sua volta. Creativo anche e soprattutto nei tuoi mitici panini.

La creatività è una parte importante del mio lavoro. Il panino viene considerato in cucina come qualcosa di semplice, informale, accomodante: metterci creatività diventa un passaggio importante per dare al panino una cifra stilistica meno banale. Detto questo, la creatività deve sempre accompagnarsi alla cultura delle materie prime, alla ricerca e allo studio. E anche, ovviamente, al buon senso, altrimenti la creatività diventa un “circo” fine a se’ stessa.

Non ami molto la definizione di “cuoco” o “chef”, però hai la ricetta giusta per la solidarietà. Qual è?

Ecco la ricetta:

Un pizzico di Empatia

Una grattugiata di accoglienza

Due fette di condivisione

Il tutto su un letto di Cultura

A parte gli scherzi, il mio mestiere di oste è basato sull’accoglienza degli altri e quindi si lega in qualche modo con la solidarietà. Ecco perché il progetto di “Altrove” lo sento molto vicino: questa accoglienza l’ho potuta testare in prima persona quando sono stato loro ospite. Ci tengo anche a dire che il concetto di solidarietà viene spesso ricondotto al concetto di “pietà”. È un’associazione di idee che non mi piace, come se la solidarietà fosse qualcosa che si elargisce per bontà. In realtà spesso riguarda il rispetto e la dignità dovuti ad ogni essere vivente; quindi si tratta di riconoscere dei diritti acquisiti. Ripeto: dovrebbe essere un elemento portante del nostro vivere quotidiano.