Ieri sera a Mentana, un consiglio fiume ha discusso della sconfitta in Cassazione su Madonna delle Rose. Il sindaco Benedetti ha fatto il punto della situazione illustrando le possibili soluzioni a disposizione dell’amministrazione per affrontare il problema in cui si trova il Comune. Al termine della riunione ha prevalso un approccio di tipo politico non avallato in toto dall’opposizione. 

Il consiglio

La strada segnata da Benedetti è quella della trattativa con La Sapienza. Anche i dirigenti del Ministero dell’Interno hanno caldeggiato questa possibilità, escludendo peraltro di incorrere in un caso di danno erariale. Si è parlato di un accordo a tre tra l’università, Mentana e Fonte Nuova. Arrivare a una concertazione, come è ovvio, sarebbe per Mentana la soluzione migliore. Considerato anche che il Comune può disporre di alcune risorse accantonate nel corso di questi anni, poco più di 2 milioni.  
Qualora La Sapienza non accettasse un accordo, potrebbe aprirsi un altro fronte. A paventare questa ipotesi è una relazione inviata all’amministrazione dall’avvocato Palermo, difensore al quale Mentana aveva affidato il ricorso: per quel che riguarda il nodo del possesso dell’immobile (il Comune di Mentana non lo ha mai avuto materialmente), la Cassazione si è espressa in due modi contrapposti e questo aprirebbe uno spiraglio per un ricorso per revocazione, un istituto previsto dal Codice.

Consiglio congiunto con Fonte Nuova

Altro elemento ribadito più volte nel corso dell’assise mentanese, è stato il coinvolgimento di Fonte Nuova. Una delibera regionale del 2009 stabilisce che anche il comune dove ora è ubicata l’area di Madonna delle Rose debba partecipare per il 49,8% alle spese di risarcimento. Un sostanziale fifty-fifty che inguaierebbe non poco anche l’amministrazione Presutti, ma finirebbe per alleggerire notevolmente il carico che pende su Mentana. Proprio per questo il Pd ha presentato una mozione per richiedere un consiglio congiunto Mentana-Fonte Nuova “per sviluppare un confronto pubblico tra le due amministrazioni comunali”.  La mozione è stata approvata all’unanimità dall’aula. 

Vince l’opzione politica
Nel corso del consiglio sono volate anche parole grosse, come quelle di Matteo Alesiani, che ha parlato di “democrazia mafiosa” o “taglieggio di 14 milioni di un rudere che non ha mai funzionato”. Tuttavia, il capogruppo di Mentana Nostra, riferendosi a chi rappresenterà La Sapienza in un’eventuale trattativa, rimane convinto del fatto che “davanti a noi avremo persone intelligenti e coscienziose che non vorranno speculare sulla nostra comunità”. Le parole del sindaco sono state più misurate, Benedetti ha cercato di lanciare un messaggio più distensivo: “Dobbiamo fare i conti con il rigetto del ricorso. Portare attenzione mediatica potrebbe non bastare. Non ci vuole risentimento, ci vuole calma”. Anche la mozione proposta da Alesiani a favore dello “strumento politico” (e quindi di una trattativa con l’università, escludendo almeno per il momento un nuovo ricorso alle vie legali) è stata approvata, ma solo dagli esponenti della maggioranza. L’opposizione ha preferito astenersi, confermando tuttavia il proprio appoggio all’amministrazione in questa delicata vicenda. Petrocchi, capogruppo della Lega, nel suo intervento ha spiegato il motivo per il quale non avrebbe votato per questa mozione: “La trattativa rimane complicata con una sentenza di questo tipo. Non voglio dare pieno mandato al sindaco, ma voglio discutere punto per punto i termini dell’utilizzo di questo strumento politico”. Sulla stessa lunghezza d’onda anche Arianna Plebani di Fi.
Ora Benedetti incontrerà lunedì i rappresentanti de La Sapienza. L’esito di quell’incontro farà luce sulle intenzioni dell’ateneo e sulle future mosse che Mentana dovrà intraprendere.
Emanuele Del Baglivo