Alla fine la sentenza sull’opzione put è arrivata e la notizia non è buona per nessuno se non per il socio di minoranza della Acque Albule spa che a questo punto può brindare davvero. Il contenzioso che da tempo mette uno contro l’altro il Comune di Tivoli e Bartolomeo Terranova, il patron della Fincres spa – un tempo Sirio Hotel srl – la società che ha in mano il 40% delle azioni della partecipata che si occupa della gestione dello stabilimento di acqua sulfurea (e non solo), è arrivato ad un punto di svolta decisamente negativo per le casse pubbliche. A pesare è la sentenza non definitiva emessa dal Tribunale di Roma con cui nei fatti si “accerta l’inadempimento del Comune di Tivoli all’obbligazione contenuta nell’articolo 10 dei patti parasociali stipulati il 29 novembre 2001 di acquisire la partecipazione in Acque Albule spa oggi di proprietà della Fincres spa  (già Sirio Hotel srl)”. Cosa vuol dire? Che la famigerata “opzione put”, inserita nei documenti stipulati 19 anni fa a margine della cessione del bene pubblico al ragioniere con il pallino del cemento, con cui si regolano i rapporti tra le parti e che dava la possibilità al socio di liberarsi del pacchetto azionario rivendendolo al comune, è valida ancora oggi e legittimamente esercitabile. A nulla sono valse le rimostranze del municipio cittadino che sono state respinte punto per punto dalla Sezione specializzata in materia di impresa, che in 22 pagine non ha lasciato praticamente scampo al Comune. Cosa succede adesso? Prima di tutto bisognerà valutare di nuovo l’entità del danno, ovvero capire sulla base delle oscillazioni di mercato quando vale il pacchetto termale che comprende anche un albergo, l’Hotel Victoria, l’edificio che ospita l’Agenzia delle Entrate in quel di Bagni, i terreni dove sorge il Mac Donald’s, l’ex Bar Paradiso oggi ristrutturato, e il complesso immobiliare controverso che si trova su Piazza Catullo, venduto solo in parte e oggetto di un’altra lunghissima diatriba legata alla mancata sdemanializzazione dell’area dove sono state costruite le palazzine gemelle. L’ultima stima si attestava intorno ai 40 milioni di euro, che alla luce di quanto la giustizia ha stabilito si tradurrebbe in 16 milioni di euro da trovare e dare a Terranova, un problema non di poco conto in un momento in cui le casse pubbliche non sono proprio floride e su cui adesso si aprirà una nuova fase legata proprio alla nuova valutazione.

Napoleoni: “Sprecati 200mila euro tra consulenze e spese legali. Il Sindaco ha indicato 12 soluzioni diverse, tutte inutili”

A sottolineare la mancanza di lungimiranza politica, per utilizzare un eufemismo è il consigliere leghista Andrea Napoleoni, che nel 2014, anno in cui l’attuale sindaco, Giuseppe Proietti, ha vinto le elezioni per la prima volta, aveva fatto inserire nel programma elettorale dei civici di cui faceva parte l’acquisizione da parte dell’ente pubblico delle quote in mano privata con successiva vendita in blocco. “La proposta era fondata proprio sul fatto che il socio privato aveva avviato la c.d. “opzione put”, ovvero la facoltà di cedere al Comune le sue quote che il Comune, a sua volta, era obbligato ad acquistare. La liquidazione della quota del socio privato sarebbe avvenuta o attraverso la cessione allo stesso di cospicui asset immobiliari non strategici o attraverso un finanziamento “ponte” che avremmo agevolmente restituito a seguito della vendita dell’intero pacchetto azionario – aggiunge- . Il Sindaco ha successivamente cambiato idea più volte e spendendo una montagna di soldi (ben oltre 200.000 euro tra consulenze, spese legali, oneri processuali ed altro) ha partorito ben 12 diverse proposte di “governance” della società Terme Acque Albule Spa, nessuna delle quali ha sortito il benché minimo risultato”. Alla frittata si sono aggiunti altri elementi, tra cui la proroga della sub-concessione mineraria alle Terme fino al 2030. E adesso? La corsa per trovare i soldi è appena cominciata. alc