Allarme per il futuro del settore estrattivo, gli imprenditori denunciano metodi e azioni ostili da parte del Comune di Guidonia Montecelio in un clima diventato ad alta tensione. La molla è il parere negativo all’autorizzazione per una cava firmato dagli uffici comunali e presentato al Tar nell’ambito del contenzioso. Il parere è stato redatto in maniera “unilaterale”, senza il necessario contraddittorio con Regione e imprese, riportando tra l’altro contenuti difformi rispetto a quanto emerso nei sopralluoghi. L’inizio di una valanga per l’economia del territorio, per le aziende e i 1.500 lavoratori che tra diretto e indotto sono impiegati nel mondo del travertino, visto che sono una trentina le autorizzazioni sotto la lente. Insomma, a parole l’amministrazione cinque stelle si era impegnata, a dicembre, a individuare soluzioni percorribili per garantire la sopravvivenza del settore e invece nei fatti si è proceduto in un’altra direzione.

I venti di pace natalizi e poi la bocciatura

Dopo le proteste in piazza di settembre 2018, l’intervento normativo regionale, insieme alle verifiche è partito un confronto per sciogliere le controversie tecniche sulla diversa interpretazione delle normative. Criticità che – è bene ricordarlo – investono nell’intero Lazio solo Guidonia Montecelio. Quello che negli altri siti, Tivoli inclusa, è legge, a Guidonia viene contestato dall’amministrazione. Fatto sta che nonostante i venti di pace natalizi, la situazione è precipitata. Lo ha spiegato il presidente del Centro per la valorizzazione del travertino romano, Filippo Lippiello, nella conferenza convocata di ieri d’urgenza dagli imprenditori. “Il Comune sta chiudendo i verbali delle verifiche in maniera solitaria senza contraddittorio con la Regione e le imprese”, un dato che unito al “limbo” nel quale sono state lasciate le imprese, non fa presagire niente di buono.

Intanto sui temi critici da risolvere il Comune non dà risposte

Lippiello ha evidenziato i diversi fronti critici sui quali è necessario trovare la sintesi con il Comune per superare una volta per tutte i rischi della chiusura delle attività. Questioni che l’amministrazione avrebbe dovuto affrontare con le imprese nei diciotto mesi di congelamento dati dalla Regione e che stanno per scadere. Intanto ritombamento con terre e rocce da scavo provenienti dall’esterno, le imprese hanno prodotto una nota alla quale non è arrivata nemmeno risposta. Poi fideiussioni, “per chi deve rinnovare è diventato un incubo”, e ancora – terzo nodo – l’interpretazione della normativa sui rinnovi delle autorizzazioni in merito all’assoggettabilità a Via (valutazione d’impatto ambientale) per le cave che non hanno i requisiti per essere sottoposti appunto a Via. Su tutti questi punti, l’atteggiamento del Comune è lo stesso. “Nessuna risposta”, ha detto Lippiello, ma intanto si dà il via al domino dei pareri negativi. 

Lippiello: “Alla prossima azienda che chiude, è finita per tutto il settore”

Un quadro che unito alle scorribande dei ladri che fanno razzie di rame, genera forte preoccupazione negli imprenditori e nei sindacati che vogliono “capire che succede” come ha scritto sui social Claudio Coltella della Fillea Cgil. Una vicenda che invece di essere gestita in un accordo quadro che parli di futuro e sviluppo sostenibile, rischia di andare avanti a colpi di Tar, senza visione, senza prospettiva. “Il settore è ridotto all’osso, i costi di gestione crescono a dismisura – le parole di Lippiello – non vorrei ci fosse una strategia per portare a consunzione il settore. Se viene meno un’azienda, viene meno il settore. Siamo tutti qui per dire ci siamo, esistiamo. Non c’è competizione, ma un clima solidale, ci prestiamo i macchinari, facciamo la vigilanza insieme, perché tra un attimo, alla prossima chiusura, è finita per chi lavora e ci ha lavorato. Auspichiamo un tavolo, noi siamo sempre disponibili al confronto”.

E il sindaco poi a parole rassicura

Nel pomeriggio è arrivata la replica del sindaco Michel Barbet per stemperare il clima. “Viste le crescenti preoccupazioni degli imprenditori del settore estrattivo, ho ritenuto importante telefonare al Presidente del Centro per la Valorizzazione del Travertino Romano Filippo Lippiello che ha accolto favorevolmente la mia volontà di chiarimento. Ho ribadito ciò che è stato detto anche in altre sedi, ovvero che la nostra amministrazione non ha nessun genere di accanimento verso il settore estrattivo che reputiamo importante e strategico per l’economia della nostra Città e di tutta la Regione Lazio. I consueti controlli che vengono eseguiti congiuntamente tra Comune, Regione ed imprese si svolgono nel pieno rispetto dalla normativa. Ho ribadito la completa disponibilità mia e dell’amministrazione ad ulteriori confronti per comprendere e dirimere eventuali divergenze”. Ma visti i precedenti, c’è da restare ben attenti alla finestra.

Gea Petrini