Si sono incontrati ieri mattina alle 9 e 30 in punto in Senato, lei consigliera regionale tiburtina, lui il leader carismatico della Lega, per siglare un accordo che va a rafforzare pesantemente le file del Carroccio dalle parti della provincia di Roma. Parliamo di Laura Cartaginese e Matteo Salvini, che come raccontano i bene informati hanno sancito in un vertice a due nelle stanze che contano, il passaggio della forzista con una stretta di mano e un benvenuto che dovrebbe essere ufficializzato la prossima settimana nel corso di una conferenza stampa. Il Matteo nazionale sta facendo una campagna acquisti che punta tutta sui numeri: per dirla in parole semplici niente deputati e senatori, possono aspettare tempi migliori se mai ci saranno, ma solo uomini e donne che i voti se li sanno cercare e portare a casa, per fare in modo che al prossimo giro in Regione Lazio l’ascesa del centrodestra possa trovare terreno fertile, chiunque sia il candidato anche se il più papabile resta l’uomo forte del gruppo in zona, Claudio Durigon. Si racconta così di schiere di politici della prima e della seconda ora fuori dalla porta del Capitano, con la speranza non celata di un posto da poter agguantare, che molto più spesso di quanto si pensi resta nel cassetto dei desideri. Per il Re Mida della politica italiana d’altronde la congiuntura, nonostante le flessioni registrate negli ultimi sondaggi, è più che favorevole e Cartaginese, in campo da più di venti anni, alla fine ha preferito la terra verde, che resta nel solco del centrodestra, alle sirene renziane che l’hanno seguita in lungo e in largo in questi mesi. Il partito dell’altro Matteo al momento non sfonda più di tanto, vuoi le vicende giudiziarie legate alla Fondazione Open, vuoi i sentimenti contrastanti che attira il suo leader, al contrario della Lega che continua ad attrarre personaggi di peso in termini di voti. Cosa accadrà una volta completato il passaggio di Cartaginese? Sicuramente gli equilibri in provincia di Roma non potranno restare gli stessi: da Vincenzo Tropiano a Andrea Napoleoni, che nella recente campagna elettorale tiburtina non hanno risparmiato critiche alle scelta della futura collega di partito, passando per Alessandro Messa a Arianna Cacioni, i gladiatori nell’arena cominciano ad essere parecchi e la presenza di un pezzo da novanta che in consiglio regionale già è presente potrebbe essere motivo di notti insonni. alc