“Un libro scritto a più mani attorno al tema della donna, delle discriminazioni di genere, degli stereotipi culturali e di quello che si può fare per abbatterli e avviare un nuovo Umanesimo profondo e genuino, in cui tutti gli esseri umani vengano riconosciuti nei loro diritti e doveri a prescindere da sesso, età, provenienza”. Ognuno dei coautori lancia segnali dal proprio speciale e qualificato punto di vista nel libro “Donne in cammino verso la pienezza dei diritti umani” (edito da Pro.do.c.s), scritto e curato dalla professoressa musicista Cinzia Merletti, che è stato presentato durante un’iniziativa promossa dall’associazione Guidonia Big Bang all’hotel Duca D’Este di Tivoli Terme.

Un incontro di fronte ad un folto pubblico in cui si sono intrecciate l’analisi storico-sociale di Cinzia Merletti, gli scatti artistici della giovane fotografa Maria Antonietta Pirri, l’esperienza quotidiana di chi combatte sul campo contro la violenza sulle donne portata dall’ispettore superiore Davide Sinibaldi che coordina il pool speciale presso il commissariato di Tivoli, il contributo di Arcangela Galluzzo, presidente dell’associazione “Quote di merito” che ha patrocinato l’evento. “Una serata dedicata ai diritti delle donne”, come ha spiegato la segretaria di Big Bang, Rosaria Morroi. 

L’autrice

Cinzia Merletti presenta un libro dedicato al cammino compiuto dalle donne nella storia in occasione del 70° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Un’analisi storica e sociale globale, con approfondimenti educativi e buone pratiche realizzate in ambito scolastico, suggerimenti per unità didattiche di apprendimento per l’istruzione scolastica ed accademica. Focus speciale sull’espressione artistica delle donne, in particolare quella della musica. “L’obiettivo – ha spiegato Cinzia Merletti – è diffondere il concetto di rinascita. E per rinascere bisogna partire dalla presa di coscienza. “Mai piangersi addosso” è la regola. Prima di tutto i diritti umani, poi il rispetto delle specificità”.

Le fotografie della rinascita

“Sono ragazze che raccontano se stesse e il riflesso di altre donne”. Maria Antonietta Pirri ha presentato i suoi scatti artistici dedicati al tema. “C’è un prima e un dopo, in bianco e nero – spiega –. Si dà risalto da un lato a quello che c’è di bello in una donna e soprattutto in una donna che rinasce, dall’altro alla violenza. Nel 2018 in Italia sono state uccise 44 donne, il trenta per cento in più dell’anno prima. La violenza di genere è un’emergenza sociale che ha bisogno di azioni concrete.  Credo che il linguaggio dell’arte possa offrire un contributo essenziale per la sensibilizzazione”.

Il pool di poliziotti antiviolenza

“C’è una battaglia culturale tutta ancora da combattere”. Lo dice l’ispettore superiore Davide Sinibaldi che pure ogni giorno è sul campo, da poliziotto, a combattere colpo su colpo: solo nell’ultima settimana grazie alle indagini del pool antiviolenza che coordina sono finiti in cella tre uomini accusati di stalking e maltrattamenti sulle donne. “Bisogna combattere il concetto di possesso sulla donna – spiega – E’ triste ascoltare storie in cui emerge chiara la cultura della donna soggetta ad una egemonia del maschio. Che non riconosce identità, che priva la donna della sua essenza. E’ un fenomeno che non si può fermare solo sotto l’aspetto repressivo, perché è frustrante sapere che se oggi arresto compio solo un’azione palliativa che non risolve il problema. Si restituisce respiro alla vittima, ma non risolve. Risulta evidente nel nostro lavoro che gli uomini violenti non percepiscono il disvalore del loro comportamento. Un criminale comune generalmente si avvale della facoltà di non rispondere, un uomo violento parla invece continuamente perché è convinto di essere nel giusto e mi sono sentito dire delle cose davvero grottesche. La domanda è: quando torna in libertà sarà cambiato? Probabilmente no, perché percepisce la detenzione addirittura come un torto sociale”.

“Donne derubate della propria identità”. E’ così che gli investigatori antiviolenza vedono le donne vittime quando arrivano davanti a loro per raccontare vere e proprie vite da incubo. “La violenza si esplicita in molti modi – è l’analisi dell’ispettore Sinibaldi – Molte donne pensano di essere al mondo perché l’altro lo vuole. Una dipendenza affettiva distruttiva. Appaiono esseri privi di anima. Sono donne che hanno bisogno di elaborare il vissuto e di un reset perché in qualche modo afferiscono alla stessa cultura del carnefice. E qui siamo alla vera difficoltà. Dimostra che affrontare il fenomeno da soli, come poliziotti, è una guerra persa in partenza. Per questo ha un grande valore l’esperienza di rete sinergica che sul nostro territorio è partita 10 anni fa: commissariato, procura, Asl, pronto soccorso, scuole si muovono tutti insieme e collegati tra loro”

Il costo sociale

Non è nemmeno quantificabile il costo sociale per quanto è ingente. “Non esiste una statistica reale dei femminicidi – prosegue Sinibaldi – e delle ferite. Ma la cosa più drammatica è che in un contesto familiare violento i bambini tendono a replicare gli adulti. I maschi diventato violenti e femmine sono portate a giustificare la violenza. Per questo il lavoro che da anni facciamo nelle scuole è diventato fondamentale”. RedCro