Il nuovo ospedale tiburtino sarà “smart” e intitolato a Enrico Berlinguer, almeno questo chiede la Cgil che ieri pomeriggio ha riunito all’Imperatore Adriano di Villanova operatori sanitari, sindacalisti, Asl e i politici per entrare nella sfida rimasta per decenni una chimera. Sul tavolo c’è la realizzazione del nuovo ospedale di Tivoli che sorgerà a Cesurni sui terreni dell’ex Pio Istituto, un’opera da 76 milioni di euro previsti dalla Regione Lazio. Dopo qualche sopralluogo e diverse indiscrezioni, il parterre composito si è incontrato nel convegno a Guidonia per fornire qualche traccia in più. A fare gli onori di casa per la Cgil, Luigi Cocumazzo, ma c’era l’assessore regionale alla Sanità Alessio D’Amato, i due consiglieri regionali Marco Vincenzi (Pd) e Marta Bonafoni (civica Zingaretti), oltre ai vertici della Asl in uscita, Giuseppe Quintavalle, e in entrata Giorgio Giulio Santonocito, Unindustria con Antonio Vallone. 

L’ospedale che sorgerà a confine tra il territorio di Tivoli e quello di Guidonia, sarà tutto votato all’innovazione. Lo dice Cucumazzo, lo ribadisce Quintavalle, è il messaggio dei politici. Non sarà, per dirla in maniera chiara, un trasloco dell’attuale ospedale di Tivoli, ma un upgrade, usando termini informatici. Si salirà di livello, come ha chiarito il commissario uscente della Asl Rm5, non è più questione di una tac, o una risonanza, ma la struttura “sarà un grande ospedale punto nevralgico della nuova rete di ospedali”. Ha parlato del “passato difficile” dei terreni, Quintavalle, assicurando che il nuovo ospedale offrirà alta tecnologia e diagnostica.

“Un punto di eccellenza – ha detto Cucumazzo che ha ringraziato la Regione a più riprese – e che dovrà essere facilmente raggiungibile. Siamo di fronte a un progetto di grande impatto economico e progettuale”. In attesa che apra il cantiere, il sindacato vuole accendere un riflettore sulle possibili criticità. La prima? Garanzie sui tempi di realizzazione, per non fare la fine dei Castelli (19 anni), o dei lavori sulla Tiburtina, con il degrado che ne è seguito. “Nella transizione – ha continuato – bisogna capire come far funzionare il vecchio ospedale”. E poi ci sono i temi scottanti: personale, liste d’attesa. Sui posti, ne sono previsti 250: pochi per la Cgil che ne chiede 350. Il colpo di scena è arrivato con la proposta finale: “Questo quadrante ha un ospedale intitolato a una grande personalità, Sandro Pertini, noi crediamo che bisogna rimanere sulla stessa linea. Il nuovo ospedale tiburtino va intitolato a Enrico Berlinguer, esempio di moralità politica e non solo”. E giù applausi.