Ex fidanzato stalker finisce agli arresti domiciliari per non aver rispettato il divieto di avvicinamento nei confronti della vittima continuando a sottoporla ad un vero e proprio incubo fatto di minacce di morte ed insistenti messaggi via telefono, di pestaggi agli amici e di un controllo ossessivo dei suoi movimenti: non poteva frequentare la palestra, uscire con le amiche ed era sempre “geolocalizzata” tramite il cellulare. In arresto un trentunenne di Tivoli. Alla base una morbosa gelosia: “Se ti vedo con un altro ti ammazzo”, le urlava se solo la vedeva parlare con qualcuno. Un incubo dal quale la donna è uscita grazie alle indagini condotte dal pool antiviolenza del commissariato di Tivoli. L’aggravamento della misura, richiesto dalla procura a seguito del lavoro dei poliziotti, è arrivato con un’ordinanza emessa nei giorni scorsi dal Gip.

La storia. Lei aveva trovato la forza di dire basta ad una relazione fatta di botte e minacce di morte, mentre l’uomo con cui era stata fidanzata per tre anni era in carcere, ma lui quell’addio non l’aveva accettato e, una volta finita la pena, a maggio scorso, è tornato a tormentarla.  E’ a questo punto che lei ha avuto il coraggio di chiedere aiuto al pool antiviolenza. Prima non aveva mai avuto la forza di denunciare e mai era andata a farsi medicare le ferite in ospedale, cercando anzi di nasconderle: coprendosi con i vestiti e tirando fuori scuse per quei lividi a chi gliene chiedeva i motivi. Per tre anni ha continuato a sopportare per il timore di dover poi subire reazioni sempre più violente. I poliziotti del team antiviolenza, grazie alle testimonianze raccolte sulla condotta dell’uomo, tra cui anche quelle dei genitori della vittima finiti anche loro nel mirino dello stalker, hanno ricostruito un quadro tale da spingere la procura prima all’emissione del divieto di avvicinamento alla donna e poi, visti i comportamenti insistenti e pericolosi, anche gli arresti domiciliari. 

Poliziotti antiviolenza. Continua senza sosta l’impegno degli investigatori del pool antiviolenza del commissariato di Tivoli, coordinati dall’ispettore superiore Davide Sinibaldi. Il lavoro dei poliziotti è alla base dell’impegno della procura contro il fenomeno della violenza di genere. Perché solo il 10 per cento delle donne vittime poi chiedono aiuto alle forze dell’ordine. Ma che le azioni di contrasto vadano nella direzione giusta è confermato dai numeri delle denunce dell’ultimo triennio confrontate con quello precedente: dal primo luglio 2016 al 30 giugno 2019 quelle per atti persecutori sono aumentate del 48 per cento passando da 206 a 307, quelle per maltrattamenti in famiglia del 59 per cento (da 245 a 407), mentre quelle per violenza sessuale hanno toccato quota più 100 per cento passando da 49 a 100. E il 55 per cento delle richieste di misure di custodia cautelare personale riguarda reati di violenza domestica e di genere. Una fotografia che conferma un trend: la rete operativa messa in campo negli ultimi anni dalla procura di Tivoli, che coinvolge tutte le forze dell’ordine e le istituzioni competenti in materia, funziona perché contribuisce a dare fiducia alle donne e a far emergere con le denunce un numero sempre crescente di casi che altrimenti rimarrebbero ignoti con tutti i rischi e i pericoli connessi. RedCro