Li vogliono fuori dal gruppo, punto e basta. In due settimane il Russogate si è trasformato nella caccia al Presidente e alla sua vice, all’angolo – è l’espressione che viene utilizzata – per descriverli ormai ai margini del movimento di Guidonia Montecelio e della compagine di governo. Tutti contro Angelo Mortellaro e Laura Santoni. Tutti, o quasi. Mercoledì primo pomeriggio c’è il consiglio comunale con le istanze dell’opposizione che mirano a far implodere l’equilibrio già precario della maggioranza sul caso di Davide Russo. Il vicesindaco è accusato di aver preso l’incarico a Bronte in Sicilia, da consigliere, rendendosi incompatibile sul piano formale e tradendo su quello politico ogni principio dei pentastellati sulle doppie poltrone. Su quest’ultimo fronte i dissidenti cinque stelle hanno dato battaglia chiedendo la testa di Russo. Mortellaro e Santoni, e poi c’è Claudio Zarro con il malpancismo di un altro paio di consiglieri. Nell’arco di quindici giorni però la situazione si è capovolta, Russo siede saldamente al suo posto, grazie anche all’intervento dei piani alti del movimento, sempre più partito, che lo hanno blindato. Il vicesindaco ha inasprito pesantemente lo scontro con Mortellaro e Santoni tanto da arrivare al punto di non ritorno, tra insulti e minacce di querele. Era talmente grave il dissidio, una decina di giorni fa, che i bene informati davano Michel Barbet pronto a togliergli la delega. E poi? Russo ha azzeccato le mosse successive, dal coinvolgimento dei piani alti, alla trasformazione del suo caso: non è più in gioco la doppia poltrona ma la fiducia al sindaco. Insomma, i dissidenti giorno dopo giorno sono diventati non i nemici di Russo ma dell’intero governo cinque stelle. Isolati, lasciati soli, i due specialmente, Mortellaro e Santoni, visti come spine nel fianco, rematori in senso contrario, dialoganti con pezzi del Pd, colpevoli per i colleghi impegnati a incitare Barbet, di alto tradimento. Qualche big regionale in settimana è planato in città a vedere con i propri occhi lo stato di consunzione delle relazioni interne. Adesso il punto è mercoledì, come si comporteranno i dissidenti? Le strade sembrano essere due. Assentarsi dall’aula fino a quando la discussione sui punti scottanti non sarà conclusa, evitando quindi di appoggiare la minoranza, temporeggiando, oppure compiere gesti clamorosi come le dimissioni dalla presidenza. Ma per quanto solo, Mortellaro sa che lo scranno istituzionale è un luogo alto dal quale godere di una privilegiata e unica visione d’insieme.

[parentesi quadra] è a cura di Gea Petrini