Tre defibrillatori acquistati con i soldi dei cittadini e il contributo delle aziende sono inutilizzati da dieci mesi perché il Comune di Guidonia Montecelio non procede con l’installazione. Uno scandalo tutto in salsa guidoniana, che ha portato il presidente dell’associazione “Progetto Spirito Libero, il sogno di Claudio”, a inviare due pec al sindaco Michel Barbet e al vice Davide Russo. Ma nessuno ha risposto a Fernando Fornari, neanche una riga.

Si tratta di più di 9mila euro di strumentazioni, arrivati grazie a una vera rete di mobilitazione. In tanti hanno risposto infatti all’appello di Airte, associazione italiana rianimazione e traumatologia in emergenza, che a Guidonia attraverso Daniele Visicchio, Alessia Ferretti e altri ragazzi, ha lanciato l’idea di installare in strada i defibrillatori pubblici. E la città ha risposto, con le donazioni di semplici cittadini nei bussolotti dei negozi, dell’associazione Spirito Libero, delle imprese del travertino. Uno sforzo rimasto negli imballaggi, visto che dopo un anno il Comune non ha ancora mosso paglia per renderli attivi. Ecco perché l’undici settembre il presidente Fornari scrive ai vertici dell’amministrazione cinque stelle.

“Una decina di noi ha anche partecipato al corso per poter utilizzare il defibrillatore con la speranza che da lì a poco li avremmo visti installati a Guidonia. Ad oggi invece non abbiamo ancora potuto vedere nessuno dei tre defibrillatori installato e messo a disposizione della cittadinanza. Abbiamo avuto la fortuna che, in questo lunghissimo lasso di tempo, che a nessuno sia servito un defibrillatore urgente che gli potesse dare una speranza di aver salva la vita. Riteniamo tutto questo tempo, trascorso senza un nulla di fatto, una mancanza di rispetto di quanti hanno raccolto fondi e, di chi si è adoperato perchè i tre defibrillatori potessero essere messi a disposizione dei cittadini”. Alla pec non risponde nessuno, così il 2 ottobre Fornari torna a scrivere denunciando “l’assoluta mancanza di rispetto, e l’indifferenza nei confronti dei cittadini che chiedono risposte”. geape.