“Il sindaco l’ha presa sottogamba” ammette un cinque stelle, l’altra mattina, reduce da una serata bollente, niente di romantico sia chiaro, ma ha alle spalle una infuocata riunione del meet-up direttorio che tiene le redini del movimento a Guidonia Montecelio. Oggetto della discussione il segreto svelato del doppio incarico di Davide Russo: assessore vicesindaco nella terza città del Lazio e consigliere comunale a Bronte (19.000 abitanti) in provincia di Catania. Un segreto per alcuni ma non per tutti. Andiamo per ordine. Intanto Davide Russo è di casa a Bronte, qui è stato candidato sindaco nel 2015, in un clima turbolento, viste anche le minacce, i proiettili nelle buste, che portarono a una ondata di solidarietà a livello nazionale dai big del movimento. Ne è passata di acqua sotto i ponti, perché poi è arrivata Guidonia Montecelio. Fino al 17 aprile quando il vicesindaco accetta di entrare nel consiglio di Bronte dove era primo dei non eletti. Le dimissioni della consigliera Valeria Franco fanno scattare la surroga, come si chiama in termini tecnici, una sostituzione insomma a partita iniziata, congelata però per dieci giorni dal segretario comunale del catanese. Lo riporta in maniera chiara il giornale La Sicilia, appunto il 17 aprile 2019. Il segretario generale Giuseppe Bartorilla infatti in quel momento sostiene l’incompatibilità del doppio incarico in base alle norme (assessore in un comune e consigliere in un altro, città superiori ai 15mila abitanti) fornendo dieci giorni per produrre osservazioni prima di passare la palla al consiglio comunale che avrebbe votato la sussistenza di incompatibilità obbligando Russo a scegliere tra i due posti. Fatto sta che Russo è rimasto con entrambe le postazioni e svolgendo anche una reale attività politica. Basta spulciare nel web per rendersene conto. Racconta il Giornale di Sicilia della volontà del consigliere Russo di istituire a Bronte uno sportello antiracket, questo il 20 luglio, mentre il 20 settembre, pochi giorni fa, sempre secondo la stessa fonte, si è fatto avanti con un esposto sul caso del locale cimitero.

E a Guidonia Montecelio chi lo sapeva? Questa è la domanda diventata uno scontro ai livelli massimi nella riunione pentastellata. Intanto a quanto pare Russo ha informato i vertici nazionali del movimento. Perché ci sono almeno tre piani in questo caso rovente, la legge, le regole rigide del piramidale mondo cinque stelle, e l’opportunità. Russo secondo gli avversari interni, le avrebbe infrante tutte. Erano a conoscenza del doppio incarico un gruppo ristretto di amministratori, il sindaco Michel Barbet e il capogruppo Giuliano Santoboni che si sarebbe preoccupato fortissimamente in questi giorni di non far trapelare notizie a beneficio della stampa e quindi dei cittadini, e pochi altri consiglieri. Una goccia di un vaso già colmo per un fronte interno che macina scontento già da parecchio. Così il più duro a dare battaglia è il presidente del consiglio comunale Angelo Mortellaro, che ha posto un ultimatum: fuori Russo dalla Giunta, oppure esco io dal movimento. L’unico a metterla così sul pesante, ma comunque non il solo a voler cacciare il vicesindaco. Insieme a lui la consigliera Laura Santoni che d’altronde da prima dell’estate monta critiche a una parte della gestione. La consigliera non solo ha condannato l’operato di Russo ma ha detto chiaro e tondo di non aver più fiducia in Barbet. Il confronto aspro non condurrà alle dimissioni di Russo, questo è certo. E Barbet non si sogna nemmeno di toccarlo, è uno dei pilastri della sua gestione. Dal fronte di Russo la linea è quella di sminuire il possibile la portata del caso: l’entrata in gioco a Bronte infatti sarebbe solo temporanea, per pochi mesi, finché l’attuale prima dei non eletti, non potrà subentrare al suo posto rientrando dall’estero. Per capirsi, Russo – è la tesi dei suoi – si sarebbe sacrificato per consentire alla collega di tornare in Sicilia. Vero o meno, a Guidonia a bruciare è il segreto. Ecco perché a meno di colpi di scena ora non immaginabili, il presidente Mortellaro passerà al gruppo misto ma senza – s’intende – lasciare la carica di guida dell’Aula. Seppur molto ambita da altri.

Gea Petrini