Il dato è che solo il 10 per cento delle donne che subiscono reati di violenza poi chiedono aiuto alle forze dell’ordine, ma che le azioni della procura di Tivoli vanno nella direzione giusta è confermato dai numeri delle denunce dell’ultimo triennio confrontate con quello precedente: dal primo luglio 2016 al 30 giugno 2019 quelle per atti persecutori sono aumentate del 48 per cento passando da 206 a 307, quelle per maltrattamenti in famiglia del 59 per cento (da 245 a 407), mentre quelle per violenza sessuale hanno toccato quota più 100 per cento passando da 49 a 100. E il 55 per cento delle richieste di misure di custodia cautelare personale riguarda reati di violenza domestica e di genere. Una fotografia che conferma un trend: la rete operativa messa in campo negli ultimi anni dalla procura di Tivoli, che coinvolge tutte le forze dell’ordine e le istituzioni competenti in materia, funziona perché contribuisce a dare fiducia alle donne e a far emergere con le denunce un numero sempre crescente di casi che altrimenti rimarrebbero ignoti con tutti i rischi e i pericoli connessi. 

Le criticità

Anche se non mancano i problemi da risolvere, come ha sottolineato il procuratore capo Francesco Menditto: “Tralasciando le questioni di carattere culturale che sono a fondamento di questi reati, da affrontare in altre sedi, ci sono nodi ancora da sciogliere come l’assenza di idonee strutture che consentano di accompagnare la donna durante e dopo la denuncia. Anche se sono stati aperti due centri antiviolenza a Tivoli e Guidonia, rimangono pochi per un bacino di 600mila abitanti e manca una casa rifugio che assicuri tutela e accoglienza immediata. E ancora l’assenza di un numero adeguato di personale di polizia giudiziaria, oltre che di personale di questa procura. Come la mancanza di adeguata formazione per loro (prevista dalla legge per il futuro). Questa procura ha avviato appositi corsi ma serve un impegno complessivo maggiore”. 

La legge sul “Codice rosso”

I numeri di un’azione che da anni vede impegnata la procura di Tivoli ad arginare il fenomeno su tutti i fronti sono stati presentati a poco più di tre mesi dall’entrata in vigore della nuova legge sul “Codice rosso” di cui è stata offerta una primissima valutazione. “E’ possibile – ha aggiunto Menditto – dare un primo quadro seppur sommario del funzionamento della legge in questo circondario. Ebbene, le azioni positive in atto da tre anni nel contrasto ai reati di violenza di genere (a partire dall’impegno di quattro magistrati su otto e dalla sensibilizzazione della polizia giudiziaria che teneva conto della prossima approvazione della nuova normativa) ha consentito di ridurre al minimo le criticità della nuova legge che non sempre ha tenuto conto della realtà in cui operano i magistrati e le forze dell’ordine. Il principale obiettivo della procura è di applicarla in modo non formale né burocratico la rispettandone la ratio”. Una ratio individuata nella tempestività di azione: “Evitare che eventuali stasi, nell’acquisizione o nell’iscrizione delle notizie di reato o nello svolgimento delle indagini preliminari, possano pregiudicare la tempestività di interventi, cautelari o di protezione”. 

I tempi “accorciati” e le pene aumentate

“Le difficoltà organizzative poste dalla nuova legge – ha spiegato il pm Andrea Calice, nel pool antiviolenza insieme ai colleghi Arianna Armanini, Gabriele Iuzzolino e Antonio Altobelli – sono state governate da subito in maniera rapida ed efficace. La legge contiene infatti norme importanti. L’aumento delle pene e quindi l’aumento dei tempi di custodia cautelare, oltre a nuove fattispecie di reato. Passa da sei mesi ad un anno il termine previsto per la presentazione della querela da parte della vittima, dando più spazio ad un percorso interiore spesso complesso”. E ancora, ha aggiunto il pm Iuzzolino, “le vittime dei reati vanno sentite entro tre giorni, cosa che non è prevista per nessuna altra fattispecie”. 

I dati sui primi tre mesi di “Codice rosso”

Dal 9 giugno scorso, data di entrata in vigore della nuova legge sul “Codice rosso”, non sono state registrate sostanziali novità alla procura di Tivoli: non sono aumentate le notizie di reato, fino al 18 settembre sono pervenuti 128 fascicoli, numero leggermente superiore alla media annua. Nei due terzi del procedimenti la persona offesa è stata già ascoltata dalla polizia giudiziaria sulla base della direttiva e delle domande della procura. Non c’è stato aumento di richieste e applicazioni di misure cautelari né di arresti in flagranza per questi reati che, mediamente, sono due a settimana. “Deve ritenersi – spiegano dalla procura – che questi dati derivino dalla preesistente organizzazione già funzionale ad un rapido e professionale esame di questi reati, tanto che il numero delle denunce-querele è raddoppiato”. Redcro