“Chi amministra non può solo scaricare le responsabilità”. Infiamma la protesta dopo la cancellazione del pasto da casa, tutti i genitori lunedì mattina manifesteranno davanti alla Leonardo Da Vinci, e la disputa investe anche la politica. La decisione dei dirigenti scolastici a fronte della sentenza del 30 luglio, è stata condannata dall’amministrazione quando le scuole avevano già assunto i passi formali. Un modo di approcciare alle criticità inaccettabile secondo il consigliere del Pd Simone Guglielmo che sottolinea la “debolezza della gestione cinque stelle e soprattutto dell’assessore Elisa Strani anche in questa occasione”. Insomma, per il consigliere ribadire la posizione a favore del pasto da casa non è sufficiente: “La sentenza della Cassazione è del 30 luglio, da quel giorno nei Comuni dove era stata introdotta la possibilità dell’alternativa alla refezione scolastica si è monitorato la situazione, intervenendo. Mi chiedo a agosto la Strani di cosa si è occupata? Sapendo di avere un’emergenza pronta a esplodere, quali passi ha compiuto l’assessore nel dialogo con i dirigenti scolastici per individuare una soluzione? Nessuno. Io ho potuto assistere con i miei occhi solamente a un atteggiamento non istituzionale dell’assessore nei confronti dei dirigenti scolastici quando nell’ultima commissione si è parlato di questo caso”. Attacca Guglielmo, “la Strani si è resa protagonista del solito scaricabarile, la responsabilità per questa amministrazione cinque stelle è sempre di qualcun altro. Scaricare sui dirigenti scolastici non è la via d’uscita, chi governa deve individuare le possibili soluzioni, per tempo”. Proprio per inquadrare il caso, Guglielmo ha formalmente richiesto l’audizione dei presidi per la prossima commissione pubblica istruzione. Una matassa, questa del pasto da casa, diventata sempre più difficile da sbrogliare, la Cassazione ha di fatto fornito alle scuole il pieno potere (esclusivo) di decidere sul pasto da casa e dopo un mese a Guidonia è arrivato il divieto. Tra le ragioni, le difficoltà materiali relative alla gestione separata negli stessi ambienti scolastici, dove si lamenta carenza di personale e risorse. I genitori che non sono stati neanche chiamati per discutere del cambio di passo, si sono trovati così senza paracadute con l’unica exit strategy fornita dalle scuole, di prelevare i bambini per pranzo e riportarli. C’è chi lamenta la qualità del cibo, ma il vero tasto dolente della mensa sono i costi schizzati alle stelle, dopo la stangata arrivata con l’ingresso di Guidonia nel regime finanziario del piano di riequilibrio per evitare il default. Pe coprire i debiti si sono alzate (tra l’altro) le tariffe dei servizi a domanda individuale. Nel 2017 l’allora commissario prefettizio al comando in città aveva chiarito a fronte delle proteste che l’innalzamento delle tariffe non era tuttavia 2immodificabile” e che anzi “l’eventuale profilarsi, nei prossimi mesi, di miglioramento delle condizioni economiche delle finanze comunali, potrebbe restituire all’amministrazione un quadro informativo sulla base del quale operare nuove valutazioni meno incisive per i cittadini”. Dopo due anni di amministrazione cinque stelle però quel giorno non è mai arrivato, e le tariffe non sono state abbassate. Se la mensa è diventata un salasso, lo scuolabus poi è servizio del tutto tagliato. “Quando Aprile lasciò il testimone alla Strani annunciò che entro pochi mesi sarebbe ripartito lo scuolabus, stiamo ancora aspettando – conclude Guglielmo – Questa è la gestione Strani, zero pianificazione e risultati e una continua campagna elettorale che ormai sta stancando i cittadini”.

Gea Petrini