Dietrofront, niente pasto da casa: diversi istituti scolastici di Guidonia Montecelio hanno già diramato la circolare con cui si annulla la possibilità per i genitori di mandare i figli a scuola con il termos. Meglio inquadrare il contesto nel quale stanno maturando le decisioni che infiammano di nuovo la guerra sulle mense scolastiche. La conquista del pasto da casa era stata raggiunta dalle famiglie due anni fa con le unghie e con i denti: una recente sentenza della Cassazione però ha in sostanza dato l’esclusivo potere decisionale agli istituti scolastici. Insomma, non è più il combinato disposto di Comune, scuole e famiglie, ma l’autonomia scolastica a prevalere specificando che i genitori non devono influire sulle scelte della refezione.

Dopo la Cassazione infiammano le tensioni

Una svolta non di poco conto, che sta aprendo fronti di crisi in diverse città italiane. E’ il caso di Torino, dove il Comune adesso ha dato due mesi di tempo alle scuole per decidere, mentre i comitati genitori sono pronti già con una pioggia di ricorsi al tribunale amministrativo. E dove invece le scelte sono state già compiute, come a Civitanova, la tensione è alle stelle: cancellato il servizio del pasto da casa, gli avvocati dei genitori sono all’opera puntando sulla modalità con cui le scuole stanno agendo. Attraverso cioè le circolari e non le deliberazioni del consiglio d’istituto. La differenza? Il primo atto è a firma del dirigente scolastico, il secondo è frutto di una votazione collegiale. Materia di Tar. Ma certamente la sentenza della Cassazione ha ribaltato l’indirizzo assunto in questi ultimi due anni, anche a Guidonia Montecelio.

Il caso Guidonia: le scuole che già hanno detto no

Che nella terza città del Lazio, l’introduzione del pasto da casa fosse stato digerito controvoglia dalle scuole non è una novità. Difficoltà di gestione dal punto di vista pratico, di personale, oltre che considerazioni di principio. L’amministrazione cinque stelle con l’avvocato Elisa Strani all’istruzione, che prima di salire nella stanza dei bottoni era tra i genitori del comitato a fornire sostegno nella causa del pasto domestico, ha gestito la partita per andare incontro alle esigenze di chi non voleva pagare per la pasta della mensa. Ma perché portarsi il pranzo cucinato da mamma o papà piuttosto che usufruire della mensa? Due ragioni principali intrecciate tra loro, i costi del servizio e la qualità del cibo. L’equilibrio raggiunto adesso va in frantumi. Sull’onda della sentenza, le scuole potendo decidere in maniera autonoma stanno cancellando il pasto da casa. La soluzione che viene offerta ai genitori che con i figli al tempo pieno non intendono pagare il servizio mensa messo a disposizione dal Comune, è quella di farli uscire per pranzo. I bambini vanno cioè prelevati dagli istituti, e poi riportati per l’inizio delle lezioni pomeridiane. Una strada inaccettabile per i promotori del pasto da casa, che comporta infatti un dispendio di tempo che molte famiglie non possono permettersi. E non è un caso isolato, hanno già detto no al pasto da casa i due istituti comprensivi di Guidonia centro, la Leonardo Da Vinci e la Don Milani, a firma quindi delle dirigenti Di Marco e Guarnuto. E ancora l’istituto comprensivo Giovanni XXIII di Villanova con il dirigente Marco Lombardi e stessa linea dall’istituto comprensivo Montelucci di Collefiorito e Albuccione con Fabiana Celentano. A Colleverde c’è un consiglio d’istituto convocato, ma insomma la circolare fotocopia è diffusa ormai in lungo e in largo tra le scuole dei diversi quartieri. Cambia solo la firma sotto. C’è anche un termine perentorio, all’undici settembre per i genitori che sono chiamati a compilare il modulo e comunicare la propria scelta: mensa o uscita verso casa. In tutto questo il Comune ha pubblicato una nota in cui in sostanza alza le mani: “Il sindaco e gli uffici comunali sono pienamente disponibili affinché si trovino da subito soluzioni che possano scongiurare un passo indietro per le famiglie della nostra città”. Ma le circolari sono già partite.

Gea Petrini