Il sindaco di San Polo dei Cavalieri non ci sta e rimarca la correttezza dell’iter seguito dall’amministrazione da lui guidata riguardo al dietrofront operato dalla maggioranza circa la realizzazione dell’isola ecologica nei pressi del Monte Morra, all’interno del parco dei Monti Lucretili.

“Un trionfalismo infantile e immotivato”, così Paolo Salvatori definisce l’esultanza del gruppo di minoranza che ha rivendicato il merito di aver vinto la battaglia per non far realizzare l’isola ecologica laddove l’Amministrazione Comunale un anno fa aveva stabilito di farla nascere. La ricostruzione del primo cittadino sanpolese è sostanzialmente differente rispetto a quella dell’opposizione e sarebbe legata esclusivamente a un documento del 1996 con cui la Regione Lazio aveva dichiarato inedificabile l’area in cui sarebbe dovuto sorgere l’ecocentro. Il documento, scoperto dalla responsabile del Servizio Tecnico, non era mai stato recepito dal protocollo e, quindi, neanche graficizzato sul Piano Regolatore. “Del resto se fosse stato noto a qualcuno – conferma il sindaco – sarebbe stato evidentemente sufficiente esibirlo per fermare subito la procedura”.

Il sindaco non risparmia critiche pesanti alla minoranza, accusata anche di aver raccolto firme di persone non residenti o decedute: “Certo che sarebbe interessante individuare conoscere le responsabilità tecniche e politiche di quella omissione, anche se ormai remote – continua Salvatori – tuttavia mi pare necessario chiarire alcune cose: in primis che in questa vicenda il Comune non ha perso un centesimo, ma soltanto un po’ di tempo peraltro già recuperato, perché si è in fase avanzata sui lavori nel nuovo sito. Poi che nessuna delle ragioni ostative addotte dalla opposizione si era rivelata fondata o sensata. Infine, che la puerile esultanza dimostra la pochezza di amministratori pubblici incapaci di svolgere adeguatamente il loro ruolo, anche se di opposizione. Altro che Monte Morra, che fra l’altro non sarebbe stato interessato in alcun modo, questi non hanno salvato proprio niente e portando duecento firme raccolte in un anno, firme in diversi casi di persone non residenti nel comune o perfino decedute, non hanno salvato nemmeno la propria onestà intellettuale”.   

Emanuele Del Baglivo