di Gea Petrini

Triplette, incastri, nomi secchi, accordi che svaniscono al calare del sole, spostamenti e cene record, è uno scenario nuovo di zecca quello che accompagna Guidonia Montecelio alle elezioni europee di domenica 26 maggio. Il cielo politico della terza città del Lazio è mutato drasticamente dalle ultime consultazioni per Bruxelles ma tanto anche dalle politiche, che vale la pena prendere come riferimento, di un anno fa. Correva l’anno 2018, eppure si ritrovano stravolti numeri e tanto più geografie interne. Meglio iniziare dalle zone più calde, che sono nel centrodestra. La corona della coalizione sarà della Lega, su questo non ci sono dubbi, va solo quantificata. Il fenomeno però avviene sotto, tra i papabili futuri alleati di governo. Attenzione cioè a Fratelli d’Italia che punta al netto sorpasso di Forza Italia.

Lega, il capitano Messa sfidato dalla Lady in verde

Il partito di Matteo Salvini alle politiche del 2018 a Guidonia prendeva il 15.6%: l’exploit nazionale è arrivato dopo, così come il cambio della guardia interno. Fuori Giovanna Ammaturo andata a FdI e dentro Alessandro Messa. E’ quindi il primo test per la Lega dell’avvocato: il voto d’opinione come per altre forze in questa sfida delle urne, decreterà molto sulle percentuali di lista. I politici locali però misurano se stessi sulle preferenze. Messa ha una sfida davanti a sé importante, considerando che su queste cifre potranno formarsi investiture di candidature nei prossimi appuntamenti. E qui si consuma un colpo di scena, almeno per gli appassionati. Perché il capogruppo della Lega Arianna Cacioni ha deciso di portare un altro candidato: ognuno calibrerà la propria forza sulle preferenze. Messa porta Simona Renata Baldassarre, mentre la Cacioni indica agli elettori a lei vicini Luisa Regimenti, attraverso il filo ormai diretto con Fabrizio Santori. Sia chiaro, nessuno si attende sorprese, la capacità elettorale di Messa è super quotata, nella cena organizzata per la candidata sono arrivate centinaia di persone. C’è chi sostiene che Baldassarre “quadruplicherà” la Regimenti. L’obiettivo della Cacioni, s’intende, è quello di consacrare la divisione con Messa. A prescindere dai numeri, è sancita. Una rottura politica avvenuta poco dopo il passaggio dei due, che erano alleati di ferro, nella Lega. Messa oggi è capo del partito, Cacioni è l’unica consigliera leghista: due leader non possono esserci, e sicuramente non due candidati sindaco.

Forza Italia mezza svuotata

Alle politiche del 2018 Forza Italia aveva il 14%, FdI il 7.8%. Numeri che rischiano di capovolgersi o quasi per le dinamiche interne ai partiti. Gli azzurri affrontano la giornata delle europee con un neo segretario, eletto dopo il commissariamento fiume, Maurizio Massini. L’ingegnere, Augusto Cacciamani, e Stefano Sassano restano di fatto gli unici a sostenere il partito azzurro. Sul nome di Antonio Tajani, quindi si peseranno con l’unico altro leggero innesto degli uomini di Laura Cartaginese su Guidonia. Molto soft, considerando che le vicende tiburtine, dove la Cartaginese non ha presentato il simbolo del partito alle comunali, non fa montare tra i suoi a Guidonia un grande entusiasmo. Ma, tolto quindi questo aspetto, è la grande fuga degli altri big a segnare questa consultazione. L’ex sindaco Eligio Rubeis, la ex consigliera Marianna De Maio, l’ex consigliere e portabandiera Andrea Mazza, nessuno di loro farà votare Forza Italia. La questione è su due livelli, uno locale: l’elezione di Massini crea la demarcazione, del prima e del dopo, è la vittoria della linea di Stefano Sassano. E per Rubeis e Mazza, è come dire, in automatico l’uscita. Non vedono possibile la convivenza e non aiuteranno mai Sassano nel risultato. C’è poi l’aspetto esterno, le dinamiche regionali e nazionali, le mosse delle componenti. Non sono sotterfugi. C’è stata una cena per Aldredo Antoniozzi candidato con Fratelli d’Italia con Rubeis, De Maio, Mazza. L’unico rimasto a partecipare alle iniziative dei gazebo azzurri con gli ex avversari interni è l’avvocato Michele Venturiello.

Pozzi super star, accordi e transfughi verso FdI: ma non è tutto oro quel che luccica

Con questo panorama c’è un luccichio dalle parti della Meloni. Fratelli d’Italia a Guidonia che nel 2018 partiva quindi da quel dato già molto lusinghiero, considerando che era sopra il nazionale, adesso fa l’asso pigliatutto. Mario Pozzi che guida il partito si trova a gestire una fase quanto mai frizzante. Visti gli ingressi, le alleanze e i voti degli (ex?) forzisti, la lista viaggia con il vento in poppa. Ci sono poi anche qui i pesi interni. Meglio cominciare proprio dal coordinatore che sostiene oltre a Giorgia Meloni, il nome di Nicola Procaccini, sindaco di Terracina. Su questa accoppiata Pozzi sta creando il consenso, tra le telefonate e il casa per casa, il coordinatore ha suggellato un accordo che varrà la pena non dimenticare quando ci si muoverà per le comunali, con la lista civica del Biplano. La formazione che a livello comunale è nel polo di Aldo Cerroni, esprimendone anche il coordinatore comunale con Franco Ferrigno, alle europpe porta Fdi e Procaccini. Foto di rito hanno immortalato l’iniziativa pubblica: tutti schierati, Pozzi e il gotha del Biplano con Mauro Lombardo. In Casa FdI poi la consigliera Ammaturo sostiene Fabrizio Ghera, sul quale arriverà comunque anche un po’ di consenso che Paolo della Rocca mantiene a Guidonia. Ma non è finita. C’è Antonio Tortora, l’ex consigliere comunale sostiene la Roberta Angelilli, e su FdI come si diceva arrivano i voti dei forzisti per Antoniozzi. Soprattutto di Rubeis e De Maio, in low profile Mazza che starebbe indicando Antoniozzi in via amicale ma senza impegno a tutto campo. Un asset che può quindi portare Pozzi a vedere davanti a sé brillanti risultati, del tutto insidiosi però da gestire post europee.

Nel Pd nessuno vuole pesarsi e tra i 5S zero entusiasmo per la candidata locale

Meno avvincenti le sfide nel Pd, non fosse altro per la confusione tra triplette e coppiette. Meglio chiarire. Intanto i democratici alle politiche del 2018 hanno preso il 15%, una batosta bella e buona. Le speranze di una ripresa ci sono a livello nazionale con Nicola Zingaretti: bisognerà vedere come andrà adesso il voto d’opinione. E’ chiaro che i democrat mirano a salire da quella quota del 2018. Sul fronte delle preferenze ci sono degli accordi che teoricamente incrociano talmente anche i gruppi che sarà molto complicato stabilire dei pesi. Gli astorriani, quindi Emanuele Di Silvio e Rita Salomone, portano David Sassoli. L’area con Mario Lomuscio porta Roberto Gualtieri (sostenuto anche dalle altre correnti), una parte poi aiuta Sassoli, e un’altra Smeriglio. Massimiliano Smeriglio ex vice di Zingaretti è invece la prima scelta dei vincenziani, quindi del capogruppo Paola De Dominicis e del consigliere Simone Guglielmo.

Nei voti di lista ci sarà anche l’innesto del gruppo civico di Aldo Cerroni. Se il Biplano sta con FdI, è chiaro che Cerroni si spende almeno con gli stretti sul Pd, avendo rivestito il ruolo di candidato del collegio nel 2018. Intanto si è preso il simbolo dei circoli di Ritorno al Futuro di matrice renziana, sfoggiato in un convegno in quel di Colle Fiorito.

E c’è il Movimento cinque stelle che governa la città. Il nome forte tra i cinque stelle è quello dell’euparlamentare uscente Fabio Massimo Castaldo. Nessuna mobilitazione invece per sostenere la candidata locale, Stella Visconti in lista per le europee e moglie del consigliere comunale Claudio Zarro, supportata da pochissimi degli attivisti locali. Numeri strabilianti nel 2018: 38%, che con la prova cittadina rischiano di precipitare.