Stava lasciando casa insieme alla mamma e alla nonna, per sottrarsi all’ennesimo comportamento violento del padre, la diciannovenne che ieri mattina, nel corso di una colluttazione, ha inferto un colpo mortale al padre, 41 anni, disoccupato e alcol dipendente, ex pugile. E’ questa la prima ricostruzione della procura di Tivoli sull’omicidio avvenuto a Monterotondo, in via Aldo Moro. Le indagini sulla concatenazione dei fatti sono ancora in corso ma è emerso, spiegano gli inquirenti, “un contesto ben più ampio e complesso di protratte violenze che l’uomo ha perpetrato negli ultimi anni ai danni di tutte le componenti del nucleo familiare, costituito esclusivamente da donne: la compagna 42enne, la giovane figlia della coppia e l’anziana madre, in gravi condizioni di salute”.

La ricostruzione degli inquirenti

Tutto sarebbe cominciato alle 5 quando il 41enne, che aveva bevuto, è tornato a casa prendendo a calci la porta per farsi aprire. Una volta dentro sono iniziate le minacce di morte nei confronti delle tre donne e la ragazza ha cercato di difendere la nonna. Nel frattempo è arrivata anche la sorella dell’uomo, diventata presto bersaglio anche lei. Alle 8 le quattro donne hanno deciso di lasciare l’appartamento per il timore di aggressioni. Una fuga precipitosa, tanto che la 19enne è uscita in pigiama. E lui è uscito per riportale dentro con fare minaccioso, strattonando l’anziana e cominciando a colpire la compagna. Qui è scattata la colluttazione con la figlia, che cercava di difenderle. Uno scontro durante il quale è stato ferito. Le donne lo hanno subito soccorso e hanno allertato i numeri di emergenza, ma la lesione è risultata mortale: è deceduto più tardi in ospedale. 

Non è morto per una coltellata

Sul luogo dei fatti è stato trovato un coltello, lo stesso che la ragazza aveva portato con sé da casa, impaurita dal comportamento del padre. Ma non è stato un fendente di lama a determinare il decesso del 41enne, come è emerso da un primo esame del corpo, a cui seguirà l’autopsia. “Verosimilmente la morte è riferibile ad un colpo inferto dalla figlia durante la colluttazione”. 

I precedenti

L’uomo era stato denunciato dalla compagna per maltrattamenti in famiglia a maggio 2014 ed era stato arrestato nel settembre successivo per resistenza a pubblico ufficiale. Successivamente la coppia aveva ripreso la convivenza e non risultano nuove denunce per violenza da parte dei familiari o di vicini né richieste di intervento ai carabinieri. 

Si valuta la legittima difesa

Il pm di turno, d’intesa con il procuratore capo Francesco Menditto, ha disposto che la ragazza rimanesse a disposizione della procura presso l’abitazione di familiari. Dopo altri accertamenti e gli esiti dell’autopsia si valuterà l’esatta posizione della 19enne e l’eventuale esistenza della legittima difesa, proprio alla luce dello svolgimento dei fatti, della condotta aggressiva dell’uomo e del conseguente tentativo di protezione sia per se stessa che per la mamma e per la nonna. 

Le parole del procuratore

“Ancora una volta – ha sottolineato il procuratore capo di Tivoli, Menditto -, allo stato delle indagini, il delitto consumato deriva anche dalla difficoltà delle donne vittime di violenza di cercare il sostegno delle istituzioni. In più occasioni, infatti, il tempestivo intervento delle forze dell’ordine, della procura e delle istituzioni è stato in grado di interrompere un crescendo di violenze che, come in questo caso, rischiano di arrivare ad epiloghi drammatici”. RedCro