Associazione per delinquere dedita alla commissione di reati fallimentari, riciclaggio e autoriciclaggio. Queste le accuse alla base dell’operazione della guardia di finanza che stamattina sta eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare per nove persone – sette italiani e due romeni – emessa dal gip del tribunale capitolino e che arriva fino a Guidonia dove l’arresto è scattato per l’imprenditore Claudio Pauselli. I militari del comando provinciale delle fiamme gialle stanno notificando i provvedimenti tra le province di Roma e L’Aquila.

Le indagini, condotte dal gruppo Tutela Mercato Capitali del nucleo di polizia economico-finanziaria, hanno preso le mosse dal fallimento della Gepin Contact Spa, operante nel settore dei call center. Secondo le accuse  l’organizzazione, attraverso la costituzione di una pluralità di società, tutte amministrate direttamente o indirettamente dagli associati, ha deliberatamente condotto l’impresa al dissesto, con un passivo di oltre 43 milioni di euro. Al fine di rendere inefficaci le procedure di riscossione coattiva, inoltre, il capitale sociale della fallita è stato formalmente ceduto a una persona giuridica bosniaca legalmente rappresentata dal figlio di un condannato per crimini di guerra contro l’umanità quale comandante di un gruppo para-militare operante nella ex Jugoslavia. Prima di tale cessione, liquidità per circa 2 milioni di euro sono state distratte a favore degli associati o fatte confluire nelle casse delle altre imprese del gruppo, facendo così rientrare nel circuito economico “pulito” il denaro “sporco”. 

La custodia cautelare in carcere è stata disposta per Giacomo Baccaro, 43 anni, Massimo Giaffreda, 49 anni, Claudio Pauselli, 61 anni, che per gli investigatori svolgevano nell’organizzazione rispettivamente i ruoli di capo, “braccio destro” e fiduciario del dominus. Mentre sono stati disposti gli arresti domiciliari per altri sei, due donne e quattro uomini. Oltre alle misure personali, il giudice ha disposto il sequestro, quale profitto dei reati commessi, di somme di denaro e asset patrimoniali riconducibili ai sodali per circa 2,5 milioni di euro. Tra i beni vi sono anche le quote societarie di una clinica polispecialistica e di un bar/pasticceria/ristorante di Guidonia. “L’operazione – spiegano le Fiamme gialle – si inquadra nella più ampia azione della Guardia di Finanza volta a ostacolare l’ingresso degli interessi criminali nell’economia legale e a tutelare, nel contempo, il rispetto delle regole del mercato e della concorrenza”.