Due mesi fa 250 allievi del Majorana-Pisano lo accolsero, sul tema delicato della tossicodipendenza. Il 29 marzo il Gip del Tribunale di Tivoli, Alfredo Maria Bonagura, tornerà al Liceo di Guidonia Montecelio, chiamato da altri 250 studenti, quelli che rimasero fuori, “parcheggiati” in overbooking. Con un altro incontro di alto livello: parlerà della Violenza sulle donne: storie vissute, come non diventare vittime, come non diventare carnefici. Il Majorana-Pisano, da almeno tre anni, ha intrapreso un’importante educazione-formazione alla legalità. Si ricorda l’Auditorium “Mario Verdone” traboccante per le conferenze di Giuseppe Borsellino, del giudice Giancarlo Caselli, del giudice Francesco Menditto (capo della Procura di Tivoli), dell’Arma dei Carabinieri (con il capitano Marco Beraldo e il tenente Alessandro Sigillò), della Polizia di Stato (con il commissario Davide Sinibaldi). Droghe “leggere” e pesanti, bullismo fisico e tecnologico, mafie locali e reati comuni.

Preside Eusebio Ciccotti, non sono già super-informati i ragazzi su questi temi, considerato che vengono trattati in rete e dai palinsesti tv?

Come lei sa, spesso l’informazione nell’era digital-liquida, sia in rete che in Tv o radio, scorre sugli occhi e intorno ai lobi delle orecchie ma sovente non si fissa nel cervello. Siamo tutti attraversati da una “vita in corsa”, e non c’è tempo per elaborare concetti, riflettere, ragionare, comparare fonti, documentarsi di prima mano, rivedere i nostri pensieri, magari correggersi. Questo perché dovendo digerire una quantità di informazione, ogni giorno sempre più massiccia e variegata, in sempre minor tempo, spesso ci limitiamo a “guardarla”, “leggerla rapidamente” “scorrerla”. Non si ha il tempo di digerire criticamente un fatto. Una notizia di uno stupro ai danni di una donna, faccio un esempio di notizia da meditare molto attentamente, montata tra la formazione di una squadra di calcio e la pubblicità la archivio dopo due secondi. Certo, poi c’è l’approfondimento del format d’inchiesta, spezzettato tra pubblicità, lacrime e pareri logorroici degli esperti, con il rischio che lo spettatore diventi un involontario voyeur. Insomma, siamo dentro un continuo “ronzio mediatico”, dove tutto si mischia, un gulash di cronaca bianca, nera, rosa, sportiva, lacrime, applausi, sorrisi, spot di merendine: tutto frullato nel giro di pochi secondi. E dopo altri pochi secondi tutto si dimentica. Come lei sa vi sono molti studi, soprattutto di scuola francese… E qui entra in campo la formazione, la scuola e l’università… 

L’aspettavo. Quindi, quale sarebbe la sua proposta per far uscire dal “ronzio mediatico” temi quali bullismo, droga e violenza sulle donne, per affrontarli, appunto, con la dovuta attenzione da parte delle giovani generazioni?

Naturalmente, da anni il MIUR propone corsi per docenti e concorsi per i giovani, affinché gli studenti delle scuole si soffermino su tali temi, studiandoli con i loro insegnanti. Riflettendoci sopra. Analizzandoli da più prospettive: storica, giuridica, socio-antropologica, psicologica, pedagogica, massmediatica. Però, avere un esperto a scuola, uno psicologo, un sociologo o un uomo di legge, consente ai ragazzi un impatto metodologico a tutto tondo. Diverso, più oggettivo. 

In questo caso il Liceo avrà come ospite, nel giro di poche settimane, il Gip Bonagura, il quale portando la sua esperienza di uomo di legge si propone di “aiutare” gli insegnanti ma, ovviamente, soprattutto i ragazzi. Possiamo dire che il Majorana-Pisano, all’interno del percorso di educazione alla cittadinanza, prediliga una “formazione-prevenzione”? 

Esatto. Il dottor Bonagura e i magistrati come lui, ma anche i corpi di polizia, che si recano nelle scuole, compiono, non mi stancherò mai di sottolinearlo, un encomiabile e notevole lavoro di formazione non solo giuridico, ma altamente etico. E li ringrazio di cuore. Noi, a scuola, da soli, non ce la facciamo. È importante studiare certe azioni dei giovani: una “semplice” sniffatina, un “innocente” scherzo tramite cellulare, uno schiaffo del fidanzato alla ragazza, letto come un “normale gesto nervoso”. Non sono gesti da poco. Come dice lei, informare, studiare, prevenire. È, se vogliamo, il metodo preventivo di Don Giovanni Bosco.

Dunque Bonagura questa volta affronterà il tema della violenza sulla donna … 

Sì, il titolo è La violenza sulle donne: storie vissute, come non diventare vittime, come non diventare carnefici. Gli studenti hanno di nuovo invitato il dr. Bonagura. Sono interessati alla sua “metodologia” che ha un taglio da documentario cinematografico. Egli analizza il tema, come anticipato, certamente dal punto di vista giuridico-processuale, ma portando all’uditorio casi accaduti storie di vite. Se aggiungiamo che Bonagura presenta la casistica all’interno d’un originale taglio narrativo-interpretativo, leggendo deposizioni e verbali in prima persona, ecco che i ragazzi “vedono” scorrere davanti ai loro occhi giovani donne e uomini in carne e ossa. Altro che “la vita in diretta” della Tv! 

E mi pare, professor Ciccotti, che lei abbia chiuso anche il “suo cerchio teorico”? 

Brava! La Tv va bene, ma è, purtroppo, anche spettacolo. A scuola, con il giudice, è un’altra cosa: è “vita-verità”, direbbe Pier Paolo Pasolini.