Sicurezza è Libertà, il nuovo libro di Marco Minniti, è stato presentato ieri sera presso la Biblioteca di Mentana. L’ex Ministro dell’Interno in questa sua fatica letteraria analizza, attraverso l’esperienza di governo, le differenze tra la sinistra e i nazionalpopulismi che stanno prendendo piede in Europa, in relazione ai temi della sicurezza, del terrorismo e dell’immigrazione.

“Una riflessione sui nostri tempi e sui sentimenti che li dominano: la rabbia e la paura”, in questa maniera la consigliera regionale Pd Marietta Tidei ha sintetizzato i temi trattati, dopo l’introduzione di Cristina Formica, responsabile dello Sprar di Monterotondo.  Nel corso della serata, coordinata dalla segretaria del Pd Mentana Serena Pandolfi, l’ex ministro ha parlato per quasi un’ora a una platea numerosa e attenta.     

“Nel libro si parte da una considerazione molto forte: mai come adesso nel mondo, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, le democrazie sono state messe in discussione”, così ha esordito Minniti. Sicurezza e libertà costituiscono per il deputato dem un binomio inscindibile e proprio in questo risiede la differenza tra le forze democratiche e il nazionalpopulismo: “La sinistra riformista capisce che c’è una parte del popolo ossessionata, si misura con quelle ossessioni e il suo obiettivo è liberare il popolo dalle ossessioni. I nazionalpopulisti guardano alle ossessioni come la loro principale garanzia per il futuro. Un popolo ossessionato è pronto a fare lo scambio tra sicurezza e libertà”.

Minniti nella sua esposizione ha parlato di terrorismo e immigrazione, ma ha anche sottolineato l’importanza di molti temi cruciali per il Pd e per la sinistra, strettamente legati a questi fenomeni. In particolare si è soffermato sullo Ius Soli, in rapporto anche alla recente tragedia dello scuolabus dato alle fiamme a San Donato Milanese e al suo epilogo e ha lanciato un messaggio: “Rami, quel ragazzino di 13 anni che ha dato l’allarme, figlio di una coppia egiziana, è italiano a tutti gli effetti, parla perfettamente l’italiano e sa perfettamente che se c’è un pericolo o una minaccia deve chiamare il 112, ma tuttavia non ha la cittadinanza italiana, se non gli viene concessa dovrà aspettare altri 5 anni. In questo momento sarebbe molto importante concedergliela, ma in ogni caso il segnale in un paese civile sarebbe quello di riprendere lo Ius Soli e di riproporlo in un dibattito parlamentare”.

Emanuele Del Baglivo