Via libera dal consiglio regionale del Lazio alla legge che tutela i lavoratori digitali: la proposta è passata con 24 voti favorevoli e 8 contrari, i cinque stelle. Un provvedimento che mira alla tutela dei “rider”, vale a dire coloro che effettuano consegne a domicilio utilizzando cicli o motocicli, e, più in generale, di tutti i lavoratori della cosiddetta “gig economy”, quel modello economico in cui domanda e offerta di servizi e competenze sono gestiti on line attraverso piattaforme e app dedicate. 

Cosa prevede la legge regionale

La nuova legge regionale ha come principio la promozione dello sviluppo responsabile della nuova economia legata alle piattaforme digitali, proteggendo i lavoratori indipendentemente dalla natura subordinata o autonoma del rapporto di lavoro. In particolare, i tredici articoli della legge approvata introducono: la tutela della salute e della sicurezza, incentivando la formazione obbligatoria a carico delle piattaforme e stabilendo la manutenzione dei mezzi di lavoro a carico della piattaforma; la tutela assistenziale e previdenziale, con l’obbligatorietà della copertura assicurativa e la promozione di forme di tutela integrative; una norma per garantire al lavoratore digitale un’informativa trasparente riguardo il funzionamento dell’algoritmo che determina l’incontro fra la domanda e l’offerta; un principio sul compenso che non può in ogni caso essere inferiore alla misura oraria minima determinata dai contratti collettivi di settore, disponendo un divieto per le piattaforme digitali di ricorrere al compenso a cottimo.

Gli strumenti operativi

Nel testo sono indicati anche gli strumenti operativi di cui la Regione si dota al fine di promuovere lo sviluppo del lavoro e dell’economia digitale: portale del lavoro digitale, che si compone dell’anagrafe regionale del lavoro digitale e del registro regionale delle piattaforme digitali; Consulta dell’economia e del lavoro digitale, quale organismo permanente di consultazione in relazione alle politiche in materia di lavoro; programma annuale degli interventi, che individua le misure, le agevolazioni e le attività che si intende mettere in atto in materia di lavoro digitale, con particolare riferimento al sistema bilaterale; protocolli di intesa con Inps e Inail per l’attuazione delle tutele previdenziali e assicurative.

L’emendamento di Forza Italia

Tra gli emendamenti approvati, un articolo aggiuntivo proposto dai consiglieri di Forza Italia Ciacciarelli, Aurigemma, Palozzi, Simeone, subemendato dall’assessore Claudio Di Berardino, introduce nel provvedimento la “Carta dei diritti dei lavoratori digitali nel contesto urbano della Regione”, “con la finalità di promuovere principi, regole e tutele a garanzia dei lavoratori digitali e delle piattaforme digitali”. Lo stanziamento previsto è di 2,1 milioni di euro: un milione per ciascuna annualità 2019 e 2020 è destinato al “Fondo per la tutela e la sicurezza dei lavoratori digitali”, centomila euro sono detinati alla creazione del portale del lavoro digitale della Regione Lazio.

Cinque stelle contrari

Nel corso della seduta è intervenuta più volte la relatrice di minoranza, Roberta Lombardi (M5s), per ribadire la contrarietà del suo gruppo al provvedimento. “Arriviamo alla fine di una farsa – ha detto Lombardi in sede di dichiarazioni di voto – sappiamo tutti i profili di incostituzionalità di questa legge”. Si tratta di un provvedimento utile solo a fare “propaganda politica” per la capogruppo del Movimento 5 stelle che rivendica la volontà del governo di legiferare in questa materia. “Noi – ha proseguito Lombardi – condividiamo la necessità di un intervento nazionale sul tema, ma l’urgenza non giustifica interventi palesemente incostituzionali, mettendo una pezza peggiore del buco”.

Mattia (Pd): legge che inverte la rotta

A nome di tutta la maggioranza, in dichiarazione di voto è intervenuta la consigliera Eleonora Mattia (Pd). “La legge approvata oggi – ha dichiarato Mattia – dice chiaramente basta al cottimo, basta alla rincorsa del proprio stipendio a tutti i costi. Non è dignitoso. Questa legge inverte la rotta – ha proseguito Mattia – e dice all’opinione pubblica, al governo, alle imprese che i lavoratori digitali esistono. Questa legge contribuisce a dare alla categoria un’autocoscienza nel sistema delle relazioni industriali. Uscire dall’anonimato – ha concluso Mattia – è il primo passo per comprendere il fenomeno, generare unione, per permettere ai nuovi fattorini e ai lavoratori digitali tutti di unirsi, combattere per i propri diritti, rivendicare dignità, sostituendo alla debolezza del singolo la forza del gruppo”.

L’assessore regionale: legge per la dignità

“È un grande giorno per la nostra Regione: abbiamo approvato la prima legge sul lavoro digitale in Italia. La legge è il risultato di una battaglia di civiltà per la dignità nel lavoro”. Così commenta Claudio Di Berardino, assessore al Lavoro e Nuovi diritti della Regione Lazio. “Il testo porta in emersione il lavoro della gig economy, garantendo i diritti e tutele a tutte le lavoratrici e lavoratori che fino oggi ne erano privi e consente la trasparenza di mercato alle piattaforme. La Legge coniuga diritti e innovazione e promuove lo sviluppo responsabile dell’economia digitale. Al testo definitivo siamo arrivati dopo una lunga fase di incontri e concertazione con tutte le parti, in cui non è mancata la consultazione su web, il lavoro di approfondimento svolto in sede di commissioni consiliari Lavoro e Bilancio e in Consiglio regionale. Difendiamo i diritti e sosteniamo lo sviluppo responsabile dell’innovazione e dell’economia”.