C’è un caos politico nella maggioranza di Guidonia Montecelio, nonostante le immagini, come quella di stamattina: sfilza di consiglieri in piazza, sindaco incluso, a chiacchierare davanti al bar con il primo sole primaverile. Dietro si addensano nubi, liti, marette da Bilancio. Proprio Michel Barbet in ore affatto semplici per il movimento alle prese con il post arresto di Marcello De Vito, accolto in città come un modello, un eroe nella convention dei cinque stelle di cui gira un video anche sui social, insomma, il sindaco ha rotto il ghiaccio in tema di tasse. Con un post ha infatti annunciato che l’amministrazione ha abbassato la tariffa sui rifiuti. Un ghiacciolo in mezzo alle fiamme.

Giù la Tari, scoperte utenze fantasma

La Tari diminuisce per tutti dicono dal Comune, sono state “scoperte quasi 1.800 utenze fantasma” con una gestione più oculata del servizio. “Ci sarà una riduzione della Tari 2019 – spiega Barbet – per tutti i cittadini e le imprese di Guidonia Montecelio: dal 4 fino all’11 per cento in meno per le utenze domestiche rispetto allo scorso anno. Il risultato è stato ottenuto grazie all’ottimizzazione della gestione del servizio, portata avanti nel corso del 2018 dall’assessorato all’Ambiente, che ha portato una diminuzione di oltre centomila euro dei costi generali, ma soprattutto alla scoperta di quasi 1.800 utenze fantasma, che procuravano un grave danno alla collettività, iniziative alle quali è stato dato impulso dall’amministrazione comunale ed, in particolare, dall’ex assessore Tiziana Guida, grazie anche alla corretta gestione del nuovo contratto con il concessionario dei tributi da parte dell’Area Finanze. Siamo molto soddisfatti di questo traguardo, che è il segnale concreto di quanto l’amministrazione stia superando le criticità e sia proiettata al futuro”.

Servono 5 milioni di euro nel bilancio

Dietro è una polveriera. Il 31 marzo scade il termine ultimo per l’approvazione del bilancio in consiglio comunale. Prima è necessario il via libera della Giunta e il documento economico finanziario dell’ente va trasmesso, venti giorni prima del voto in assise, ai consiglieri. E’ impossibile quindi che il Comune stia nei tempi di legge. L’amministrazione usufruirà della diffida che il 31, d’ufficio, partirà dalla prefettura, concedendo ulteriori 20 giorni di tempo: se non si approva, tutti a casa. C’è lo scioglimento. Quindi di sicuro i cinque stelle avranno bisogno dei tempi supplementari, mentre le difficoltà si moltiplicano. Diversi i punti critici. Un fronte che fa scintille è proprio il pareggio. In base a quanto si apprende, sembrerebbe infatti mancare all’appello ancora una cifra di circa 5 milioni di euro. Non è un scoglio impossibile, mettendo in atto scelte contabili e strategie di pianificazione ma certo il terreno resta delicato, considerando che i 10 milioni di euro di vendite demaniali previsti l’anno scorso e serviti a mandare i conti in paro, non sono mai entrati. E c’è poi il piano politico, Alessandro Alessandrini è sotto assedio.

Guerra all’assessore sempre più autonomo dai gruppi di maggioranza

Prima della cacciata di Tiziana Guida con la ormai famosa sfiducia firmata dalla maggioranza per la delegata all’ambiente, i nomi che ballavano erano più di uno. Sicuramente, emerso dalle riunioni del conclave del movimento, quello dell’assessore Alessandrini. Il reggente dei conti che si è sobbarcato la prova titanica della nave in tempi di piano di riequilibrio (una sorta di pre default), tanto è stato apprezzato trasversalmente in alcuni settori della minoranza (da alcuni del piddì), quanto è diventato indigesto a pezzi clou della maggioranza pentastellata. La colpa è di Alessandrini, è diventato un tormentone dalle parti dei cinque stelle, per giustificare la valanga di critiche montata in città per la gestione asfittica dell’amministrazione in diversi punti chiave. Dall’ordinario delle strade, in piena emergenza, al sociale. Alessandrini è stato trasformato quindi nel parafulmine per l’esterno, e nel bersaglio per l’interno. Gli steccati troppo rigidi senza libertà di manovra per le azioni dei consiglieri, questo è il nodo: è accusato di ingessare il Comune traducendo in città l’idea di una gestione paralizzata dai conti in crisi, messaggio che stona con le favolistiche versioni di rinascita che i consiglieri sono impegnati (non molto, poi) a diffondere. Alla fine si capisce, senza soldi, la buca sotto casa non si può aggiustare, e nemmeno prenderanno mai forma nuovi progetti. Sull’onda di questo malumore, Alessandrini era stato indicato come prossimo all’uscita dalla Giunta. Sarebbe un colpo vero e proprio per Barbet che colleziona già cambi di poltrona nell’esecutivo da far impallidire Virginia Raggi. E in questo caso perderebbe un vero pilastro dell’amministrazione. Si diceva negli ambienti che l’uscita era posticipata all’approvazione del Bilancio. Un benservito o le dimissioni? Difficile prevederlo, certo è che l’atmosfera al momento assicurano i bene informati sia da guerra finale. Tutti contro Alessandrini: se i cinque stelle continuano a tirarlo per la giacchetta, sarebbe persino pronto a non firmare il bilancio.

Gea Petrini

Tropiano Lega