Le ossa parlano e raccontano che nella necropoli venuta fuori negli scavi della Selciatella a Guidonia sono stati sepolti 38 adulti e tre giovanissimi, di cui un bambino sotto i sei anni. E ancora che le donne, alte diciassette centimetri meno degli uomini di media, morivano anche prima dei loro compagni, la maggior parte sotto i quaranta anni. Perché? Si intuisce, le condizioni pessime di vita. Il parto, le infezioni, le stesse ragioni per cui in queste terre, tra le fattorie, la femmina non superava 1 metro e 47 centimetri di altezza. Carte d’identità riempite anche con l’occupazione, come il maschio di 35 anni che lavorava alla fabbrica di mattoni, con le suole dei calzari puntellati di chiodi per non scivolare sull’argilla. E’ un viaggio nella storia con la suspense di una serie tv , la conferenza al Majorana Pisano organizzata da Zaccaria Mari e Valentina Cipollari con l’esperta capace di dire tutto guardando uno scheletro, una icona nel campo: Cristina Martinez Labarga.

Benvenuti al Majorana

Più di due ore di immagini, tracce, tecniche. Il funzionario della soprintendenza Mari è il primo a rompere il ghiaccio, accompagnato dalle immagini che passano sul maxischermo, di fronte all’auditorium colmo di ragazzi. Il preside Eusebio Ciccotti fa gli onori di casa, con la sciarpa gialla al collo appoggiata sulla giacca, sale e scende, porge microfoni, dà il benveuto al sindaco Michel Barbet che prende qualche “bù” dagli studenti, tiene le redini di una iniziativa “di livello universitario”, dice orgoglioso del grado di attenzione dei suoi studenti.

Gli scavi alla Selciatella

Mari inquadra nella storia e nella geografia la via Selciatella, strada di raccordo fra la via Tiburtina e la Salaria, convenzionalmente denominata Tiburtino-Cornicolana, che solcava l’ager Tiburtinus. Dopo l’intervento legge il messaggio inviato dalla soprintendente, “l’archeologia non è solo fatta di scavi ma di scoperta”. Ed è proprio così a sentire l’entusiasmo della Cipollari, archeologa, ex conservatore del museo Lanciani di Montecelio, a capo degli scavi alla Selciatella che tra il 2012 e il 2015 hanno portato alla luce la necropoli, una fabbrica di mattoni e, a un chilometro di distanza, una villa. “In un pomeriggio di settembre eravamo stremati – racconta alla platea – e abbiamo aperto una tomba, trovando al collo dell’inumato una collana d’oro”. Lascia l’attesa e poi la rivelazione: “Era un ragazzo, un giovane, un esempio dell’orificeria maschile non rara in quell’epoca”.

La superstar delle ossa

Le note del pianoforte creano un’atmosfera unica, c’è il talentuoso Alex Lemrau rigorosamente senza spartito, ultimo anno di liceo, quinto di conservatorio, uno da voti alti e mani magiche sui tasti, l’archeo-musica come la chiama Ciccotti. Conclude tra gli applausi e sullo schermo appaiono le foto di Csi. Sì, proprio la serie televisiva. E’ il momento di Cristina Martinez Labarga, docente universitaria a Tor Vergata, studiosa, antropologa forense: è la superstar delle ossa. “Lo scheletro umano rappresenta un vero e proprio archivio di informazioni delle popolazioni del passato”. E così dallo studio di quei resti, si ottengono le informazioni, l’identikit del morto, il sesso, l’età, l’attività lavorativa. E con il dna si potrebbe avere ancora di più. Labarga trasporta i ragazzi in un’ora di tecniche sul cranio, i femori, la lunghezza, i denti (serve tutto alla scienza per comprendere, persino il tartaro). Si capisce anche l’estrazione sociale, i rinvenuti alla Selciatella non erano ricchi: dalla posizione delle spalle e delle gambe si deduce che l’uomo in questione era avvolto in un sudario e quindi di umili origini. Lavoratori della fabbrica di mattoni. In classico stile Majorana, la conferenza termina con le domande degli studenti e chissà se tra quegli spalti non si nasconda Indiana Jones.

Gea Petrini

Tropiano Lega