I pronostici dell’estate 2018 si sono rilevati azzeccati. È Giovanni Mantovani l’uomo e il nome su cui il centrosinistra punta in vista delle urne che si apriranno dopo cinque anni a Tivoli. Già presidente del consiglio di amministrazione della Acque Albule spa, la partecipata che gestisce le Terme di Roma, oggi fuori per mandato scaduto, padre di “Una Nuova Storia”, che ha lasciato il progetto dei civici messo insieme da Proietti per tornare alla casa madre, inizia la sua corsa verso la sedia più alta di Palazzo San Bernardino sostenuto da una cordata che va dai democratici ai socialisti.

In attesa del direttivo del Piddì, che si dovrebbe consumare domani, il cerchio si è chiuso proprio in questo giorni che hanno sancito nei fatti la fine di Agenda Tivoli e la nascita di un nuovo gruppo che al momento vede fuori Alleanza per Tivoli e che sarebbe formato dai Dem, Una Nuova Storia, Italia in Comune, La Città in Comune, Verdi, Sinistra Italiana, Partito Comunista Italiano, Mdp-Art 1, Risorgimento Socialista, resta un’incognita invece l’endorsement di Potere al Popolo.

Incognita non unica e sola, visto che a quanto pare c’è un altro interrogativo, quello sulla presentazione del simbolo da parte del Partito democratico, che potrebbe, mai come in questo caso il condizionale è d’obbligo, sposare la linea Caldenda utilizzata per le europee. Un escamotage, dicono i bene informati, figlio dei veti incrociati che hanno colpito le fasi di gestazione della coalizione progressista, lanciati da più parti, verso la vecchia e nuova politica, che hanno portato alla nuova formazione che dovrebbe scendere in campo tra meno di una settimana. Se la strada sarà quella giusta lo diranno gli elettori il prossimo 26 maggio. 

Anna Laura Consalvi