Proietti

Ci sono 195 salme che giacciono dimenticate dopo l’estumulazione, alcune da quasi 3 anni, nella Cappella del cimitero di Guidonia Montecelio. “I soldi ci sono ma si pensa a liti giudiziarie anzi che pietas cristiana e alla salute pubblica”, “è inciviltà” tuona la consigliera di opposizione Giovanna Ammaturo che sul caso delle salme lasciate nel deposito è già intervenuta più volte.

“Da eletta nel giugno 2017 ho preso a cuore la questione per senso etico, religioso, civile e per l’ovvia situazione di pericolo per l’igiene e la pubblica salute. Il protrarsi della permanenza delle salme mummificate sotto il pavimento della piccola Cappella cimiteriale, è incompatibile con la funzione di deposito e contraria alle norme di igiene pubblica. Girare solo intorno alla costruzione ti fa stare male. È tempo che questa amministrazione grillina mostri il sacro rispetto dovuto a prescindere dai colori e dalle bandiere”. Il 26 luglio il Consiglio di Stato si è pronunciato contro il Comune sentenziando di “provvedere alla rimozione senza indugio dei 195 cadaveri giacenti nel deposito cimiteriale, la cui permanenza determina una situazione di pericolo per l’igiene e la salute pubblica”. Dopo sei mesi “non è più indugio amministrativo, – attacca Ammaturo – ma omissione e ostruzionismo alle responsabilità ed al buonsenso”.

Ci sono state decine di liti giudiziarie sorte tra il Consorzio Comor che gestisce il camposanto e l’Ente. “Sembrerebbe un accanimento contro il Consorzio – dice la consigliera – al punto che il responsabile, l’imprenditore Innocenzo Morasca, ha scritto al sindaco Barbet una breve e semplice pec chiedendo che il cimitero non vada alla dirigente, architetto Paola Piseddu a causa dei numerosi contenziosi aperti, per vicende amministrative che pregiudicherebbero un referente comunale imparziale e considerate le liti giudiziarie personali in corso. Eppure i soldi ci sono, oltre a quelli spesi per tutte le liti giudiziarie. In pratica nel cimitero venivano estumulate le salme già nel 2016 e in mancanza dei parenti portate nella cappella ancor prima che il concessionario ricevesse la titolarità. L’amministrazione avrebbe voluto che fosse il concessionario a cremare le salme ma ancora una volta il Consorzio ha avuto ragione: no alla cremazione senza alcuna autorizzazione di un familiare e che le spese siano a carico dell’Ente. È tempo di smettere le liti giudiziarie ma agire nel rispetto di quella umanità e pietas cristiana che ogni giorno che passa disonora l’intera città.È evidente il crimine contro l’umanità di tante povere spoglie quanto il negazionismo di questa amministrazione contro ogni evidenza e la storia di tanto scellerato ritardo”. 


Tropiano Lega