Un uomo perbene, un politico al servizio della comunità. Guidonia Montecelio dice addio a Gianluigi Marini, esponente della destra oggi civico, ex consigliere comunale, stroncato a 47 anni da un infarto nella sua abitazione in centro città, lascia la compagna e una bambina. Radici ben salde a Colleverde, lì nel 1995, giovanissimo, era diventato presidente di circoscrizione, quando i parlamentini erano una vera palestra per amministratori, Marini per quattro volte consigliere comunale, ha sempre coltivato il rapporto con il quartiere. Un tipo di politica semplice la sua, autentica, sempre alimentata solo da un fuoco: risolvere i problemi quotidiani dei cittadini, migliorare la qualità della vita delle persone. In quello trovava il senso dell’impegno. Si è speso per realizzare opere importanti in città, la piscina di Colleverde, l’auditorium della scuola, per citarne alcune, e tante altre minori che ha curato con meticolosa attenzione, dalla riqualificazione del parco di Colleverde alla sistemazione di quello di Pichini quando all’epoca somigliava a una giungla. In opposizione alla sinistra e poi in maggioranza negli ultimi sette anni di governo di centrodestra, era cresciuto non solo politicamente e nei consensi (nel 2014 in ticket con Veronica Cipriani più di mille voti) ma nell’esperienza amministrativa. E’ stato un punto di riferimento per associazioni, cittadini, comitati.

Marini ha iniziato la sua avventura politica, una passione profonda, nel Movimento sociale, e ha compiuto poi il percorso comune a tanti uomini di destra. Prima Alleanza nazionale, le scelte del cambiamento, la necessità di ripensare se stessi, la strada ha condotto allo strappo con Forza Italia, avvenuto nel 2017, nel pieno della bufera sull’amministrazione Rubeis. Mesi dopo ha aderito al progetto del polo civico, con la lista Il Biplano, quella era diventata la casa politica. “Io non entrerò in nessun partito” diceva e ripeteva recentemente quando provocato su una possibile adesione alla Lega liberava il campo da ogni dubbio. Troppa cocente delusione dagli ultimi anni di vita da partito. Non aveva paura di due cose: restare libero, e saper dire ho sbagliato.

Non si può parlare di lui senza guardare i volti che lo hanno accompagnato. Marini non era solo. Mai. Non si riferiva a se stesso come a un’entità singola. Marini era una comunità politica, il gruppo con cui nei due decenni e più di attività politica ha condiviso ben più di una semplice campagna elettorale e qualche riunione. Stretti da un legame profondo, vero, leale. Non si può, insomma, ricordare Marini senza vederlo accanto a Ernelio Cipriani, ex assessore amatissimo a Guidonia venuto a mancare nel 2015, e a Mauro Lombardo, suo punto di riferimento, e altri ancora della politica del nord est romano, come Umberto Falcioni, assessore a Mentana. Un’amicizia inossidabile. Se c’era il Fairylands, non conosceva ragioni per sette giorni, sempre con il sorriso, pronto ad aiutare, instancabile. La capacità di mettersi al servizio delle persone, è stato il tratto distintivo, l’impronta che lascia nella terza città del Lazio. Passo svelto e mente ancora di più. Arguto, attento osservatore. Ironico. Era così. Un uomo buono, a volte troppo in un mare di squali, che però anche a sue spese aveva imparato a riconoscere alla perfezione. Poi di fronte alle buche da riparare, al giardino sporco, alle esigenze dei cittadini si orientava con abilità e una spiccata sensibilità, empatico con l’interlocutore. Questo è il motivo per cui ieri diffusa la notizia della morte improvvisa, non solo i telefoni, ma i social sono stati invasi da messaggi di cordoglio, sentiti e commossi.

Le istituzioni hanno parlato. Il Comune di Guidonia, nella persona del sindaco Michel Barbet, domenica pomeriggio, ne ha riconosciuto una voce leale, il contributo alla comunità. “Ho appreso la notizia che Gianluigi Marini ci ha lasciati prematuramente la scorsa notte. Gigi ha fatto il consigliere comunale per tantissimi anni nella nostra città e ha speso le sue energie migliori per il bene comune, non mancando mai di far sentire la sua vicinanza umana e politica ai cittadini. A nome della Città di Guidonia Montecelio esprimo vicinanza alla sua famiglia e a tutti coloro che lo hanno conosciuto”. Riconoscimenti di stima e affetto sono arrivati da tanti cittadini in attesa dell’ultimo saluto oggi alle 13 nella chiesa di San Remigio a Colleverde. Sentito il ricordo del mondo politico, bipartisan. Marini piaceva da sinistra a destra perché era umano, nel senso della parola, in un mondo che a volte dimentica di esserlo.

Ore di discussioni sulla politica, ieri come oggi. Quando il problema era l’uscita dal governo Rubeis, adesso sulle prospettive di una città stanca. Anche negli scontri, non conosceva mai l’arroganza del potere. Le vicende difficili dell’ultima amministrazione lo avevano segnato in maniera profonda, si era convinto ancora di più delle sue posizioni. Di dire no a certi compromessi, le alleanze di un tempo? Mai più. “La città prima di tutto”, diceva, cioè le persone reali, in carne ed ossa, le famiglie, gli stessi avversari politici, e ne ha avuti, i tanti che lo hanno visto come un riferimento.

Marini sapeva che l’unico modo per essere credibili in tempi di così feroce e dilaniante sfiducia nei confronti della politica è fornire risposte concrete. Ricominciare. L’umanità contro la barbarie del potere che si chiude su stesso, e anche contro questa rabbia dilagante che non salva nessuno: tutti sono colpevoli, tutti complici, tutti schiavi di qualcosa. Per Marini non era così, e scorgeva la speranza nella società persa e smarrita, una speranza con la quale rimettersi a costruire reti sociali, rapporti. Così sarà ricordato. Nei momenti più tesi, un protagonista della vita pubblica capace di stemperare con una battuta, strappare un sorriso, imponendo così con gli occhi brillanti e allegri un ritorno alla normalità. Per se stesso e per chi ha avuto il privilegio di incrociarne il cammino.
Gea Petrini