“Invito Zarro a dimettersi da presidente della commissione”. La richiesta di Emanuele Di Silvio viene immediatamente rispedita al mittente ma si alzano le temperature del consiglio comunale di Guidonia Montecelio sulle luminarie del centro città. Nei preliminari non poteva mancare una sessione speciale per il caso che sta imperversando da giorni, l’illuminazione del corso cittadino e delle strade del quartiere centrale della città. Un Natale al buio. Un’odissea bella e buona, i commercianti avevano già raccolto i fondi ma sono mancati i permessi per le installazioni.

Dopo uno scontro tra il cinque stelle Zarro (con tutta la commissione) e la dirigente Paola Piseddu, alla fine i commercianti hanno dovuto desistere e la maggioranza si è autotassata donando mille euro in tutto per illuminare in maniera alternativa via Roma e le rotatorie. Lucette ecocompatibili attorcigliate lungo i tronchi, ma collocate solo su un paio di alberi per ora, e che risultano oggettivamente quasi invisibili a occhio nudo. E via altre polemiche a fiumi. Il consigliere piddì Di Silvio senza troppi preamboli in apertura del consiglio chiede il passo indietro di Zarro: “Abbiamo lucette che non si sa nemmeno cosa siano giusto per far finta che Natale c’è, la invito a dimettersi quanto prima, apprezzo i suoi sforzi, ma ho visto delle lettere che sono ingerenza della politica sulla dirigente”. La lettera cioè con cui Zarro sempre a nome chiedeva alla Piseddu di autorizzare le luminarie in base ad altri regolamenti.

Il cinque stelle prende la parola e intanto se la prende col passato, adombra strane operazioni sulle luci decorative, quando le luminarie costavano ventimila euro, “stanziamenti fatti da persone indagate e coinvolte nel processo alla mafia bianca”. E poi sulle lettere alla Piseddu: “Le ricordo che tutta la commissione ha chiesto di favorire il percorso delle luminarie, non c’è stata nessuna ingerenza ma un dialogo, non chiedevamo una deroga al regolamento ma una interpretazione. Mai a Guidonia nessuno ha fatto quello che abbiamo fatto noi per la città anche con una donazione”. E Di Silvio però non molla, “quello che dice non sta in piedi, la lettera è da inviare agli organi competenti per le valutazioni del caso”. Sempre che non l’abbia già fatto la dirigente. Tant’è.

Ma non è finita. Mentre Di Silvio interviene, la collega di opposizione Giovanna Ammaturo lo interrompe, il democrat si stizzisce, “fammi parlare” e le suggerisce, “vieni con noi che magari non ti cacciamo”. Il riferimento, neanche troppo velato, è alla burrascose vicende in salsa leghista. La Ammaturo è stata messa alla porta dai vertici dopo lo scontro con Messa-Cacioni. “Io non sono stata cacciata, in giro c’è più di una denuncia – scandisce al microfono con i decibel alti – tutta la commissione ha appoggiato Zarro anche il Pd. Diciamolo chiaramente, via Roma è sempre stata avvantaggiata, dal 2011, hanno preso sovvenzioni per le luminarie”. Di Silvio poi si scusa per la battuta “infelice che non è nel mio stile” ma la collega sta nera in volto che di più non si può. Da fuori intanto arriva la musica un po’ kubrickiana del Natale guidoniano.
Gea Petrini