Proietti

Natale al buio nel centro di Guidonia Montecelio: con una lettera arrivata nel fine settimana dal Comune, cala il sipario sulle luminarie che i commercianti erano pronti a finanziare, come sta accadendo in altre zone della città. L’odissea è stata un balletto tra gli uffici e la politica cinque stelle, con il risultato di lasciare senza le classiche e simboliche decorazioni il cuore della terza città del Lazio. Una vicenda ai limiti del guinness dei primati, se si pensa al carteggio, alle riunioni, alla commissione commercio impegnata a dipanare da più di un mese una matassa a quanto sembra impossibile per l’amministrazione capitanata da Michel Barbet. Il nodo del contendere le norme contenute nel regolamento del verde che vietano di ancorare le installazioni agli alberi o ai pali. Su questa questione tecnica che ha visto contrapporsi in uno scontro a suon di missive, i vertici burocratici del settore ferrei nel non voler ammettere deroghe, cioè la dirigente Paola Piseddu, e il presidente 5S di commissione Claudio Zarro che ha tentato in tutti i modi una mediazione, si arena il Natale del centro di Guidonia. Un esito incredibile considerando che in tre quartieri, cioè a Villanova e Villalba, e forse a Colleverde, una soluzione è stata individuata, tanto che le luci si sono accese, pur se tra mille difficoltà e sempre, bene ricordarlo, finanziate dai commercianti.

Invece il Comune non ha autorizzato le luminarie pagate da 80 negozianti nel centro di Guidonia: per montarle avrebbero dovuto farle agganciarle ai balconi e chiedere il permesso a un fiume di residenti della strada, assumendosi la responsabilità di eventuali danni, senza considerare che non c’è simmetria nella presenza di edifici lungo via Roma, sui due lati della strada. Una battaglia quindi impossibile da vincere senza ottenere dal Comune il benestare a utilizzare i pali della luce o gli alberi. Ma talmente è stato zelante il Palazzo che nell’ultimo documento inviato allerta anche la polizia locale a controllare che non vengano installate luminarie in maniera anomala. Insomma, tutto a monte. Con un video girato ieri pomeriggio, Giuliano Lombardozzi di Milory mostra il corso cittadino buio e vuoto. Nella completa desolazione. “Abbiamo una città deserta e così siamo sicuri che non viene nessuno, non c’è alcun segno del Natale, siamo totalmente abbandonati a noi stessi, le persone non vengono a passeggiare su questo marciapiede. Questo è il triste finale della nostra iniziativa. Un ringraziamento alla nostra amministrazione per questo regalo, almeno se non altro stiamo tutti tranquilli”.

A Guidonia l’ordinario diventa emergenza, è stato scritto più volte: buche, sociale, senza scordare le scuole, il lavoro,  ma nemmeno le feste natalizie. Ogni iniziativa di normale amministrazione assume l’aspetto di impresa titanica da superare e il più delle volte, non avviene. Emerge il tiriamo a campare: perché nessuno lo dice ma tutti lo pensano, questa amministrazione al 90% dei suoi eletti non tornerà negli scranni del potere cittadino. Così’ mentre i neofiti della politica hanno preso ormai dimestichezza con certi meccanismi, manca la visione, manca la politica, e gli strumenti amministrativi. C’è chi ha le buone intenzioni, ma anche i singoli risultati si perdono nel vuoto vago del governo cittadino. Il presidente di commissione Claudio Zarro che si è impegnato con i commercianti in più incontri, ha adesso da gestire i risultati: un bando beffa per il Natale, 16mila euro per nove quartieri, e il centro città nella notte profonda. La sconfitta dal punto di vista politico porta il suo nome, nonostante i tentativi messi in campo e lo scontro con la dirigente, le regole del gioco sono così. E chissà nella sua testa cosa pensa Zarro di questo valzer dell’assurdo mentre è costretto pure a mettere il like a Antonino Briganti che difende comunque a tutti i costi la squadra. Ma è per l’amministrazione di Barbet che il bilancio di fine anno parte da una fotografia reale della città, a quasi due anni di governo. Anche se con consiglieri eletti con 50 voti, il sindaco francese dovrebbe rivendicare uno scatto di libertà e ragionare scordando il brivido dell’altezza, restituendo il potere ai cittadini. Sembra un destino così angusto per la città essere costretta ad abituarsi dopo gli scandali della corruzione, alla rassegnazione dell’incapacità.
Gea Petrini

Tropiano Lega