Le elezioni non finiscono mai. Parola di Partito democratico che sabato primo dicembre dalle ore 8 alle ore 21 darà il via all’ultima fase che porterà all’incoronazione del nuovo segretario regionale del Lazio con le cosiddette primarie aperte. Una battaglia che si consuma già da settimane tra le varie correnti che lottano senza se e senza ma per ottenere la guida del partito, piegato dai sondaggi poco felici e dalle vicende interne che non hanno mai portato bene al gruppo. A contendersi il primo posto sono in tre: Bruno Astorre, Claudio Mancini e Andrea Alemanni. Il primo non ha bisogno di molte presentazioni, soprattutto nel quadrante a est di Roma. Senatore della Repubblica, classe 1963, ha dalla sua l’appoggio di molti pezzi da novanta del piddì, come il tiburtino Marco Vincenzi. La sua campagna tra video e post, qualcuno anche un po’ controverso, è stata caratterizzata da tre parole, “Unità, umiltà e umanità” e da un’impennata della rubrica “Bruno ti informa”. Per lui ci sono in campo 3 liste, Cambiamo, Rigenerazione Democratica e Roma e Provincia Democratica. Capolista della prima è un’altra tiburtina, Manuela Chioccia, capogruppo nel consiglio comunale tiburtino già pronta ad una seconda campagna elettorale nei prossimi mesi. Il secondo invece è deputato e braccio destro di Matteo Orfini. Per lui la scelta del claim è un appello alla coesione dei dem, che di questi tempi non proprio scontata, “Linea che unisce” e due liste, Avanti. Insieme e Diritti e Partecipazione. Nuovi italiani. Il terzo è legato a doppia mandata a Angelo Rughetti, renziano doc. Membro del suo staff quando era Sottosegretario, vicepresidente del II Municipio, per lui c’è un semplice e chiaro “Verso la segreteria del Pd Lazio”. Lo lotta all’ultimo voto è stata già contrassegnata da ricorsi più o meno minacciati e il risultato, come nelle migliori tradizioni democratiche non è mai troppo scontato.
Anna Laura Consalvi