Batte il tempo della politica delle scelte, quelle importanti, quelle che potrebbero cambiare destini e volti della Tivoli che verrà. A riunirsi venerdì a partire dalle ore 9 sarà il consiglio comunale tiburtino con due punti in seconda convocazione dedicati alle sorti delle Acque Albule spa, la società partecipata dal comune per il 60% delle azioni che attende di conoscere quale sarà la sua sorte. Sul piatto c’è infatti il tema dei temi, ovvero il destino di quello che resta in mano pubblica, rimasto in bilico dopo la proroga della subconcessione della risorsa idrotermale alla Società Acque Albule fino al 2031 e l’intervento del sindaco Giuseppe Proietti, che ha parlato della possibilità, non proprio remota, di affidare in gestione le Terme direttamente al socio privato per un canone annuo di 750mila euro all’anno. Tutto questo anche per evitare di ritrovarsi tra capo e collo gli effetti della famigerata opzione PUT inserita illo tempore nei patti parasociali, i documenti che dovevano regolare i rapporti tra pubblico e privato. Opzione secondo la quale la Sirio Hotel srl avrebbe potuto restituire baracca e burattini alla cifra di 13 milioni di euro. Possibilità da evitare senza se e senza ma, tanto da spingere il primo cittadino a ricorrere ad un’altra soluzione che poco è piaciuta all’opposizione. Il 26 sarà dunque l’occasione per approfondire il tema e per cercare di capire dove realmente si sta andando grazie a due mozioni: una presentata da Andrea Napoleoni, Laura Cartaginese e Vincenzo Tropiano, l’altra dal Pd e La Città in Comune.