Il centro per l’impiego tornerà a Guidonia Montecelio entro luglio, il Comune sta dando il via all’avviso per cercare locali in affitto dopo il pastrocchio di via Montelucci zeppo a quanto pare di “criticità e difformità”. Meglio partire dalla fine, in una storia che inizia nel 2014 in odor di urbanistica, permessi, servizi e firme. L’ultimo atto è lo sfratto avvenuto l’8 maggio eseguito dall’ufficiale giudiziario che ha messo fuori dalla porta i dipendenti, spostati per ora a Tivoli, e decretato la sospensione del servizio nei locali del centro di Guidonia di proprietà della società che fa capo al patron di terme e edilizia Bartolomeo Terranova, la Ester 2000. Il Comune non ha pagato l’affitto, il privato ha battuto i pugni fino a vederli fuori dalle stanze. Il vicesindaco Davide Russo scuote la testa, “le spiego come sono andati i fatti”. E così decide. Le carte sono tante. La sostanza è una. L’amministrazione di Michel Barbet è seduta al tavolo per trattare con il privato, il Comune dal 2016 ha pagato solo una bimensilità, 4.998 euro, perché “l’agenzia del demanio ha detto che l’affitto è troppo alto”, l’ente pubblico spende troppo e quindi bisogna rivedere i termini. Questa è la premessa. Gli avvocati sono al lavoro e la partita sembra andare anche bene. Il privato si impegna a ritirare i decreti ingiuntivi, il Comune a saldare. Ma accadono due fatti. Mentre la procura a Tivoli ha la lente puntata, su volontà del sindaco e del vice, inizia una ricognizione amministrativa dell’intera vicenda centro per l’impiego. Quello che esce fuori non convince il gotha pentastellato sotto più profili, e in più, il 7 maggio, il giorno prima della scadenza ultimatum per lo sfratto, le richieste dell’altra parte diventano “impensabili”. Russo spiega così, lo scontro è sul piano formale: il privato vuole che la transazione abbia un via libera dal vertice politico amministrativo, e non dal dirigente. Qui si impantana una volta per tutte il dialogo.

Il bando targato cinque stelle e le difformità.
“In queste ore sarà pubblicato il nuovo avviso nella massima trasparenza chiunque potrà farsi avanti per i locali da affittare al Comune per il centro per l’impiego”. Il servizio è della Città Metropolitana ma Guidonia paga in anticipo e di fatto anche per gli altri comuni della zona che dovrebbero aiutare. I requisiti sono definiti: 250 metri quadrati e entro un chilometro dalla stazione. “A luglio il centro per l’impiego sarà aperto di nuovo – dice Russo – ridaremo alla città un servizio essenziale e gestito nella massima trasparenza”. La fine della permanenza a via Montelucci era inevitabile: “L’affitto era troppo alto, l’agenzia del demanio è stata chiara. E poi sono emerse difformità sia nell’iter amministrativo relativo all’assegnazione che in quello urbanistico. Agiremo di conseguenza”. Allora vediamo meglio.

In piena epoca Rubeis. Nel 2014 si apre l’affaire centro per l’impiego. Gli uffici sono su via Roma vicino al settore commercio. Il Comune viste le nuove norme di spending review intende rinegoziare l’affitto, ma non trova l’accordo con il proprietario. E così si mette in moto. Deve ricollocare sia l’uno che l’altro. Arriviamo alla ricerca di mercato. Il 25 agosto del 2014, quindi tanto per inquadrare, è stata da poco rieletta sull’onda di valanghe di voti l’amministrazione di centrodestra, il settore, con la firma della dirigente Paola Piseddu, pubblica l’avviso per trovare i nuovi locali da affittare. Il 10 settembre, scaduti i termini, in Comune ci sono cinque offerte. Tre sono da Colle Fiorito, e due da Guidonia centro, stessa strada via Montelucci. Una presentata dalla Ester 2000 e l’altra proposta è della Fincres, oltre alla via hanno in comune la galassia di Bartolomeo Terranova. Ester 2000, che nel 2016 sottoscriverà poi il contratto con il dirigente Angelo De Paolis, offre 131 metri quadrati per 14,62 euro a metro quadrato. Nel verbale, che non riporta data nella forma cartacea, si fa riferimento a una nota arrivata dalla provincia a febbraio 2015, quindi sei mesi dopo l’avviso, dove si chiedono criteri precisi, cioè 230 metri quadrati di spazio. Dall’offerta al contratto, i locali in questione passano poi alla giusta metratura, ci sono dei lavori, e qui si entra nell’altra partita, urbanistica.

Le deroghe e l’utilità. Per i locali in questione il Comune concede il permesso di costruire in deroga con tanto di cambio di destinazione d’uso. La norma è precisa: il permesso di costruire in deroga è rilasciato solo per edifici pubblici o di interesse pubblico. Solo in quel caso si possono realizzare modifiche urbanistiche. Il centro per l’impiego è di interesse pubblico. L’avviso del Comune è di agosto 2014, la richiesta del permesso di costruire in deroga invece del 26 maggio 2014. Prima. I lavori finiscono nel 2016, a gennaio. Le piantine poi parlano chiaro, da magazzini i locali passano a abitazione e negozio.
Gea Petrini