La citazione della canzone di Francesco Guccini, Il vecchio e il bambino, è scritta a penna su un pezzo di cartone lasciato alla stazione di Guidonia Montecelio dove stanotte gli attivisti del “bello” che vogliono riportare colore e vita nei luoghi dell’alienazione, hanno iniziato la loro azione. Fiori, piantine disseminate, frasi e versi di canzoni e poesie, loro si siglano GGG, Guerrilla Gardening Guidonia. Già l’anonimato crea interesse intorno al progetto che prende spunto però dal movimento nato a New York nei primi anni ’70, il guerrilla gardening, il giardinaggio politico, che si è diffuso con gruppi in tutto il mondo andando però oltre gli steccati dell’ambientalismo, attestandosi come forma di giardinaggio di protesta pacifica.

La bellezza salverà il mondo diceva Fëdor Dostoevskij e allora riprendiamoci il bello e lì dove non si vede mostriamolo agli altri, creiamolo per gli altri. Perché questo nostro territorio ha bisogno di essere amato, ha bisogno di essere nutrito del bello e dell’amore. Perché solo ciò che si ama si difende. Solo quando si ama si è pronti a lottare per ciò che amiamo. Questo vogliamo fare, occupare spazi, renderli pieni di cittadinanza, di vita, di colori, portare il bello, anche se piccolo, lì dove per troppo tempo qualcuno ha dimenticato che fosse possibile e qualcun altro ha dimenticato che il bello di un luogo vive dell’amore che ognuno può dargli”.

Ecco come si raccontano gli attivisti di Guidonia: “In un mondo troppo diviso, in cui i poveri lottano e si uccidono con i poveri, in cui siamo sempre più alienati e smembrati lasciando terra libera a potenti, corrotti, furbi e furbetti ci sembra un piccola grande rivoluzione. Così inizia l’opera del GGG, Guerrilla Gardening Guidonia, inizia dallo specchio del nostro territorio, la stazione ferroviaria. Il posto in cui ogni giorno si fugge da Guidonia per poi doverci ritornare, il posto in cui qualcuno sogna un mondo lontano e qualcun altro semplicemente si perde nella quotidianità, quella stessa routine che ti fa quasi dimenticare ciò che ti sta attorno, che ti fa sentire di passaggio anche quando le tue radici affondano in questa nostra città, fino ad abituarti a qualsiasi cosa, anche all’apatia di un mondo che non vogliamo”.

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