Non hanno più nemmeno i soldi per mettere benzina, “soli”, sfiniti anche nel morale che poi è la leva per mandare avanti il lavoro, “incastrati” dal senso di responsabilità che non li fa mollare anche se sono senza stipendio da mesi: situazione drammatica per gli operatori del sociale di Guidonia Montecelio e dell’intera area. Da mesi lavorano gratis. Cruda, vera e reale la fotografia del fantastico gruppo, chi combatte in prima linea nei luoghi critici dei presidi. Chi sono? Assistenti sociali, psicologi, operatori, assistenti educativi culturali – conosciuti come Aec – operatori amministrativi. Tornano a scrivere una lettera, dura, per chiedere al Comune di Guidonia Montecelio, capofila nella gestione dei servizi per il distretto, di liquidare alla cooperativa La Sponda la montagna di fatture dovute per gli assistenti sociali e amministrativi impegnati a supporto delle fasce più svantaggiate.

Il meccanismo è sempre lo stesso: il Comune non paga, la cooperativa ha coperto fino al possibile di proprio, ma a rimetterci alla fine sono i lavoratori che restano in attività per non lasciare scoperto il servizio anche se senza stipendi. Non va meglio agli operatori Aec, agli psicologi e agli educatori impiegati nei servizi scolastici e centri per le famiglie, servizi ora gestiti da altre cooperative a seguito dei bandi pubblici: devono percepire da mesi lo stipendio e la loro liquidazione.

“Noi siamo ancora qui presso i servizi di Servizio Sociale Professionale e Segretariato Sociale a lavorare con sette mesi di stipendi non percepiti senza avere ad oggi notizie certe sul futuro. Ma noi non molliamo. Risposte? Nessuna – scrivono – La Sponda non è in grado di pagarci per i ritardi nella liquidazione da parte del Comune di Guidonia”. Il Comune dal canto suo ha un ritardo cronico nei pagamenti per gli ormai noti guai nei conti pubblici. Adesso è arrivata l’approvazione al piano di riequilibrio, “ma quanto tempo ci vorrà ancora per provvedere al pagamento dei creditori? Ci chiediamo è possibile attivare i pagamenti, nel frattempo, con i fondi che l’ente ha in cassa? Ma qui tutti continuano a far trascorrete tempo tra promesse di incontri, richieste di riunioni ma né il Comune né la cooperativa liquidano nulla. E noi siamo sempre qui, chi aspetta e chi continua a lavorare senza stipendio”.

L’esasperazione è al limite. “Con il supporto del sindacato Uil Fpl – dicono – stiamo continuando a chiedere a gran voce i nostri stipendi ed il ritorno alla normalità. Intanto restiamo incastrati tra l’impossibilità di interrompere il nostro lavoro, portato avanti con responsabilità personale e professionale, e la difficoltà ormai di poter mettere anche la benzina per andare a lavoro. Vi chiediamo di aiutarci a scuotere questa situazione dormiente  – concludono – dove tutti cercano di giustificare le loro difficoltà, lasciandoci a vivere le nostre da soli”.
Gea Petrini