“Io dovrei chiedere scusa perché a Guidonia la mafia non c’è”. Il tono è provocatorio, allibito, guarda l’interlocutore alla sua destra, come a dire: ma ti rendi conto? Fiumi di arresti, la “mafia bianca” finita su tutti i giornali, ragnatele, sistemi, e poi la “storia”. Il senatore Mario Michele Giarrusso fa un cenno per assecondare l’oratoria, è arrivato a Guidonia Montecelio per presentare il libro scritto a quattro mani con Andrea Leccese sul voto di scambio politico mafioso, “il reato più grave” spiegherà l’ospite d’onore a fine iniziativa. Volenti o nolenti è la prima kermesse pubblica di campagna elettorale dei cinque stelle, il consigliere Claudio Caruso modera e introduce, c’è il sindaco Michel Barbet, Giuliano Girlando per Antimafia 2000, la candidata al Senato Sonia Santarelli e Sebastiano Cubeddu invitato come ex consigliere e giunto come candidato alla Camera. Anche se in ritardo, “ma giustificato” perdona subito Barbet, è il vice Davide Russo che tra le altre ha la delega alla legalità, a intrecciare l’oggetto del convegno con la sua esperienza a Guidonia. C’era stata la precisazione di Cubeddu rispetto al voto di scambio, “non vogliamo dare un’immagine negativa di Guidonia il tema è nazionale”, quando prende la parola Russo non gira intorno: “In questa città ci sono emergenze che vanno prese di petto. C’è chi ha presentato un’interrogazione su alcune mie affermazioni. Dovrei chiedere scusa, mi si dice, perché a Guidonia la mafia non c’è. Io ho solo detto che la mafia c’è, e c’è una storia. Non è semplice amministrare questa città, qualcuno ci vuole delegittimare”. Cita i fronti caldi, “case popolari e impianti pubblicitari” poi però chiarisce, “Guidonia non è il Bronx, ci sono persone oneste che hanno creato lavoro, investito su questo territorio”. La platea non è piena e Cubeddu ancora non vuole rilasciare mezzo commento sulla candidatura, vuole capire il quadro, analizzare gli avversari. geape.