di Gea Petrini

Sospesa l’operazione urbanistica con la quale si intende trasformare da agricola a industriale una fetta del territorio di Guidonia Montecelio dalle parti del Car. Lo stop momentaneo è stato imposto dalla dirigente Paola Piseddu in una vicenda dai tratti paradossali. La pratica in questione è stata presentata da una società di Bartolomeo Terranova, patron dell’acqua sulfurea e dell’edilizia, con le carte firmate da un’altra Piseddu, Alessandra, sorella appunto della dirigente comunale. Piseddu è a capo dell’urbanistica quando il plico arriva nel Palazzo, il sindaco Michel Barbet il 28 novembre firma un decreto e la sposta, colpa del conflitto d’interessi – dice il cinque stelle in quel momento – relativo a un procedimento. Non emerge nulla di più se non indiscrezioni ora confermate. In ballo c’è infatti l’istanza presentata dalla società Nuova Guidonia srl, amministratore unico Bartolomeo Terranova, cinque soci, la terranoviana Fincres detiene il 65%, quindi sono dentro Dema Costruzioni, Ifim, Ester 2000 e per il 15% Donati spa. Obiettivo la realizzazione per Immostef Italia srl di una piattaforma refrigerata con variante urbanistica da zona agricola a industriale. La richiesta giunge in Comune il 4 ottobre e il 30 dello stesso mese parte l’avviso per l’indizione di una conferenza dei servizi finalizzata a mettere tutti gli enti coinvolti intorno a un tavolo. L’appiglio normativo utilizzato è quello in base al quale nei comuni in cui lo strumento urbanistico “non individua le aree destinate all’insediamento di impianti produttivi o individua aree insufficienti”, l’interessato può richiedere al Suap del Comune di convocare la conferenza dei servizi. E questo era l’iter partito. Poi dalla conferenza dei servizi la documentazione sarebbe passata al consiglio per approvare la variante urbanistica in questione. Il 13 novembre Piseddu invia nota alla segretaria comunale Annalisa Puopolo e al responsabile dell’anticorruzione Marco Alia e mette nero su bianco l’esistenza di un conflitto di interessi per la presenza della sorella come tecnico di fiducia di Terranova. Il 28 novembre con decreto del sindaco la Piseddu viene spostata alle attività produttive, Barbet dice che la ragione è proprio quella: la conflittualità. Poi accade l’incredibile. La stessa pratica infatti è anche nell’altro settore dove è stata mandata. Piseddu si rimette a scrivere, unisce gli elementi, “la necessità di interessare preventivamente l’amministrazione in ordine alla prospettata variante urbanistica” e “l’impossibilità di poter proseguire nella gestione del procedimento”. Così congela il progetto della società di Terranova, sospende tutto. Insomma, il sindaco la trasferisce per il conflitto e poi la ricollocano davanti allo stesso conflitto. Un gioco dell’oca tra i settori per la variante urbanistica che non è certo finito. In base a quanto si apprende terminerà sulla scrivania del dirigente Marco Simoncini. La Piseddu sospende il procedimento, ma la linea dell’amministrazione è di spostare stavolta non la dirigente ma la competenza, affidandola all’ingegnere oggi a capo dell’Ambiente, attraverso un altro decreto sindacale. Una partita, quella urbanistica, diventata rovente per i cinque stelle passati in sei mesi attraverso polemiche interne di fuoco per il gruppo d’influenza che esiste sul settore. A regalare la prova del nove, l’house organ grillino, unico incaricato a raccontare il super summit organizzato a un soffio dal Natale con i costruttori. Senza coinvolegere occhi terzi – in pieno spirito quindi di trasparenza – la casa di vetro a cinque stelle ha chiamato a raccolta gli imprenditori edili e i professionisti del settore. In presidenza, immortalati, il dirigente, il sindaco Barbet, l’assessore Chiara Amati, e la consigliera comunale Anna Checchi, architetto e presidente della commissione urbanistica. Dalle cronache pentastellate si apprende che il vertice è avvenuto sotto “i migliori auspici” e che ci sono 18 piani bloccati “dalla Regione Lazio”, anche se ad aver messo il freno è stato il Comune come noto. “Siamo determinati a risolvere il problema al più presto” avrebbe detto la Amati alla platea, al contrario delle molto caute dichiarazioni in consiglio che invece rimandavano alla primavera. Già perché nell’ultima assise i piani bloccati sarebbero dovuti essere al centro del confronto in Aula, portati dall’opposizione. La maggioranza però ha liquidato leggendo un foglietto e poi ha organizzato in tutto segreto un vertice a tu per tu, tra il governo e gli imprenditori. Assenti? Il dibattito pubblico e la città.