di Gea Petrini

Occhi puntati su Ostia e la Sicilia per l’imminente turno di elezioni considerato un test vero e proprio per le regionali e le politiche 2018. Nel Lazio centrosinistra e cinque stelle hanno messo in campo i candidati, il presidente Nicola Zingaretti dopo rumors di ogni tipo durati mesi sulla possibile defezione in calcio d’angolo, si è rigettato invece nella mischia, confermando al Pd la propria disponbilità a correre per il bis. I sondaggi che girano nel segreto delle stanze lo danno bene ma non benissimo, molto dipende dal nome che il centrodestra alla fine individuerà. A quanto pare il più pericoloso per Zingaretti, però è fuori gioco per scelta volontaria, è quello di Giorgia Meloni, la leader di Fratelli d’Italia – è giudizio pressocchè unanime nelle diverse scuderie  – avrebbe reso la partita del democratico una vera impresa e quasi impossibile. Il presidente a quanto pare sta cercando intanto di agganciare consensi nelle ormai numerose amministrazioni civiche che governano città e paesi nel Lazio, per confezionare magari una lista di sindaci civici. E’ in questo contesto che si moltiplicano le indiscrezioni sul possibile coinvolgimento del primo cittadino di Tivoli Giuseppe Proietti, civico per eccellenza, voce che si rincorre ma che al momento trova solo smentite. Si vedrà.

Tant’è che dalle parti dei pentastellati le regionarie hanno incoronato Roberta Lombardi con 2.952 voti contro i 2.605 di Davide Barillari e i 954 di Valentina Corrado. Giusto Barillari, nelle ore immediatamente successive all’annuncio ha dato via social messaggio di unità e condivisione con la candidata che è già partita per un tour nel Lazio, scegliendo come prima tappa Sora, vicino Frosinone. E ha deciso di riprendere in mano un evergreen, la deputata, “la Regione Lazio è romano centrica”, rincarando “le province sono state solo meta di pellegrinaggi elettorali e poi passavano nel dimenticatoio”. Un tema sentito da decenni fuori dalla Capitale e chissà se anche una strategia per imboccare un binario marcatamente diverso rispetto al Campidoglio di Virginia Raggi.

Nel centrodestra imperversa il caso Sergio Pirozzi, il sindaco di Amatrice è il protagonista assoluto di questa fase pre campagna elettorale nel Lazio. Mentre i big delle preferenze già macinano incontri e si moltiplicano le pagine facebook per la gioia dei social manager, intorno alla punta per la competizione ci sono forti tensioni. La ricetta è composta da un mix di tre elementi, le esigenze dei leader nazionali, le spinte delle potentissime (quasi più giusto dire potenterrime) correnti del Lazio e l’incognita Pirozzi. La scelta – questo si è capito – slitta al post voto Sicilia e Ostia. Dopo un’attesa che non aveva nulla da invidiare a una première holliwoodiana, la presentazione del libro di Pirozzi non ha regalato alcuno scoop, l’annuncio della candidatura non è arrivato. Chi lo vuole di sicuro sono i salviniani e quelli della sovranità di Alemanno, Fratelli d’Italia che può annoverarlo tra i suoi iscritti – anche se il sindaco in caso capeggerà una civica – mostra invece temperature assai tiepide, mentre Forza Italia sembra voler uscire dal predominio degli ex aennini del Lazio. Fibrillazioni che potrebbero svanire se post voto di domenica Pirozzi darà pubblicamente il suo via libera a correre.

Intanto la data in cui si apriranno i seggi ancora non c’è ma le regole sì. E’ stata approvata infatti all’unanimità l’altra notte dal consiglio regionale la nuova legge elettorale del Lazio. Sparisce il listino, abolita quindi la quota di “nominati” che entravano in Aula in automatico grazie all’elezione del presidente. Una mini rivoluzione, accompagnata dall’entrata in vigore della doppia preferenza di genere – come prevede la normativa nazionale – che aiuterà i signori del voto a schizzare a quote ancora più alte ma contemporaneamente permetterà l’ingresso di più donne. Grazie ad alcune alchimie anche con possibili risultati a sorpresa.

Arrivando ai territori, conviene partire dalle certezze. Si candida di nuovo al consiglio regionale Marco Vincenzi con il Pd, ex capogruppo, l’uomo forte di Tivoli, sindaco per quella che è sembrata un’epoca, poi assessore provinciale e quindi con Zingaretti nello spostamento in quel della Pisana. Vincenzi è l’emblema nella città dell’arte della politica dal pugno di ferro, amato e odiato in egual misura negli anni della sua gestione da potestà, è a capo di una corrente politica protagonista delle epiche guerre interne di cui racconteranno le cronache politiche per i decenni a venire. Vincenzi ha lasciato la carica di capogruppo in Regione quando è stato toccato dall’inchiesta di mafia Capitale, avventura finita per lui in maniera positiva, con l’archiviazione. L’altro nome sicuro del territorio è quello di Valerio Novelli, candidato al consiglio regionale dei cinque stelle. Con 113 preferenze ha conquistato la posizione utile alle regionarie, e rappresenterà da Fonte Nuova i pentastellati dell’intera area nord est della provincia di Roma. Nonostante la terza città del Lazio sia in mano loro, nessuno dei diversi aspiranti (la logica di dividersi non è risultata certo vincente) ce l’ha fatta e Guidonia non ha quindi nessuno in lista. Novelli è un ex consigliere comunale ed aveva rinunciato alla candidatura a sindaco alle ultime elezioni amministrative a Fonte Nuova proprio in vista dell’impegno per la Regione.

L’ufficialità ancora non c’è ma ci sarà invece di sicuro un’altra candidata a Tivoli. Si tratta di Laura Cartaginese, consigliera comunale d’opposizione, in lizza da sindaco alle ultime amministrative e coordinatrice cittadina di Forza Italia. Un’azzurra convinta, berlusconiana doc, Cartaginese ha già messo in moto la macchina organizzativa, prendendo anche la sede a Guidonia (che poi è l’ex locale del partito), e adesso che la doppia preferenza è legge, il ticket non ci vuole tanto a capirlo sarà con il big Adriano Palozzi. Il coordinatore provinciale del partito che è già consigliere regionale, marcia spedito a suon di iniziative e video su facebook. E’ lui l’autore della ormai web serie (più che rubrica) dal titolo emblematico, “Virginia senti Adriano tuo”, visibile sulla sua pagina social, dove con cadenza fissa spiega alla sindaca di Roma i presunti disastri politico amministrativi di cui sarebbero protagonisti. L’ultimo è del 25 ottobre, il 30esimo video, e conta 71mila visualizzazioni.

Nella panoramica però potrebbero affacciarsi colpi di scena, candidature impreviste. Dicono i bene informati d’altronde che una chance di essere in gioco potrebbe averla un solo politico a Guidonia Montecelio e nessuno dei classici nomi forti. Si tratta di Arianna Cacioni, consigliera comunale di Fratelli d’Italia – eletta perché candidata sindaco dagli azzurri, ma questa è un’altra storia – super vicina a Alessandro Messa a sua volta di area rampelliana, la giovane di Villalba potrebbe trovare un posto in lista col partito della Meloni.