di Gea Petrini

“Ottimismo non è la parola giusta”, corregge subito l’assessore alle Finanze Alessandro Alessandrini “ma crediamo molto nelle nostre possibilità”. Escludere cioè l’incubo dissesto e vedere accettato il piano di riequilibrio del commissario prefettizio che in dieci anni traghetterà Guidonia Montecelio fuori dal tunnel finanziario. Una strada difficile, visto il documento arrivato dal ministero dell’Interno dal quale dipende il via libera alla procedura e al prestito da 25 milioni di euro dello Stato per colmare i debiti. Ci sono un elenco di richieste e contestazioni: si parte dall’anno di avvio del piano decennale, che non è come indicato dal Comune il 2016 ma il 2017. Non sono bazzecole di poco conto considerando che in base a quello sono stati finanziati 15 milioni di euro di debiti fuori bilancio imputando contabilmente il fondo di rotazione (cioè il prestito) già nel 2016 invece che appunto l’anno successivo. Ma non c’è solo questo, il ministero vuole spiegazioni sull’anticipazione di tesoreria, sul reale disavanzo, richiede carte cul conto consuntivo, corregge tabelle (è il caso dell’equilibrio di parte corrente), esige una verifica sull’andamento di recupero dell’evasione e dell’elusione tributaria incluso il riscontro preciso dell’attività svolta dalla società esterna che si occupa della riscossione, soprattutto per quella coattiva. Insomma, più di dodici punti di criticità e trenta giorni, dal 3 ottobre, per rispondere.

Gli uffici di Alessandrini si mettono al lavoro e ne esce una lettera di dodici pagine firmata dal sindaco pentastellato Michel Barbet che il 18 ottobre viene spedita in quel di Roma. Si replica alla richiesta di istruttoria, con l’animo un po’ più sollevato visto che intanto il 5 ottobre è arrivata la deliberazione della Corte dei Conti che aveva sollevato problemi in merito al rendiconto del 2014 e al preventivo 2015 (amministrazione Rubeis) e sul riaccertamento straordinario dei residui. Irregolarità che una volta sottoposte al Palazzo – sotto gestione del commissario, nel 2016 – hanno messo in moto una serie di misure correttive che oggi la Corte valuta quindi come sufficienti. Nel documento inviato al ministero, il governo cinque stelle risponde alle osservazioni sollevate sul piano di riequilibrio, a cominciare dall’anno di inizio. “Abbiamo spiegato le ragioni tecniche per cui il piano è partito nel 2016 – dice l’assessore Alessandrini – ma abbiamo anche chiarito che siamo disponbili a qualsiasi soluzione, compreso lo slittamento”, se servirà, è chiaro, a mettere Guidonia al sicuro. Sempre in quelle pagine, vengono evidenziate le prime azioni della nuova amministrazione, dalla costituzione dell’ufficio Audit entrate alla task force pagamenti che prenderà il via a giorni per le  5mila fatture insolute e per stabilire un piano generale dei pagamenti. Il ritardo cronico sta creando effetti drammatici in molte aziende e pure nei servizi, la raccolta dei rifiuti è il caso emblematico diventato emergenza. Tant’è che l’assessore specifica, “la Giunta sta stilando una road map di azioni, da qui a dieci giorni, ci sarà un calendario stretto di adempimenti per dare seguito a quelle risposte che abbiamo inviato al ministero, per renderle operative e dialoganti con il piano di riequilibrio”. In campagna elettorale gli sfidanti erano pronti a rimodulare il piano in caso di vittoria. I cinque stelle invece non hanno toccato una virgola. “Una scelta dettata dall’opportunità dei tempi. Ci siamo insediati che il piano era già all’attenzione del ministero. Faremo però un adattamento tecnico di tutti i valori di riferimento”, spiega l’assessore, non vuol dire cambiare le aliquote ma “si tratta di adattamenti tabellari per far dialogare le nostre azioni con il piano. Ci riserviamo di integrarlo”. Di abbassare le tasse per ora non se ne parla. E il settore delle Finanze sta per avere il dirigente: non c’è grande suspense sui risultati del concorso per mobilità avviato dal Comune, dei tre finalisti – chiamiamoli così – si è presentata ieri solo Maria Lombardi. Un ritorno, visto che è arrivata in città come fiduciaria nell’amministrazione dei commissari per riandare ai Castelli. Ma per poco.