Del candidato sindaco non si è neanche parlato, si sono impantanati gli azzurri a Guidonia Montecelio. Se un elemento è emerso dal conclave di ieri di Forza Italia, è che il prossimo step sarà incontrare l’ex sindaco Eligio Rubeis. In quale location – visto che l’architetto non può mettere piede a Guidonia – e soprattutto con chi, è da valutare. Le ipotesi in argomento restano top secret anche se sembra di capire che difficilmente l’ex leader del centrodestra, protagonista di diverse inchieste giudiziarie ma ancora a quanto pare determinante nelle dinamiche, accetterà un incontro troppo allargato. Intanto sotto accusa è finita la gestione politica di Andrea Mazza.

E’ saltata la scaletta prevista dal coordinatore Mazza. Presenti una quindicina, non di più, tra ex consiglieri e esponenti, i forzisti hanno ignorato la road map che prevedeva una analisi sul profilo del candidato sindaco per presentarsi poi al tavolo con i potenziali alleati. Una frenata a tutti gli effetti, che comporterà uno slittamento anche del confronto esterno, voluta da diverse voci ma determinata – secondo i bene informati – dagli stessi rubeisiani di ferro, cioè Michele Venturiello che è stato il primo ad intervenire e da Marianna De Maio. Il mantra ripetuto è che sia meglio buttare giù il programma, un escamotage per allungare i tempi, trasferendo di fatto le decisioni al vertice con Rubeis. E’ chiaro che pesano i nodi irrisolti, come notato anche da alcuni settori azzurri: la mancata chiarezza nel giudizio sullo scioglimento, incombe come una spada di Damocle sulle future scelte. Una questione calda, letta ovviamente in modo opposto a seconda di chi la avanza. Per alcuni si tratta di affrontare il tema “traditori”, così furono etichettati i fautori dello scioglimento, per altri invece di bocciare una volta per tutte quell’esperienza di governo che ha condotto non solo a una valanga giudiziaria ma a debiti che hanno costretto la città in ginocchio. Insomma, la guerra è tutt’altro che conclusa.

Nel valzer in apparenza tiepido, secondo i retroscena è stata la stessa De Maio, chissà se volontariamente, a offrire ieri l’assist per l’unico momento ad alta tensione della riunione. L’ex consigliera avrebbe evidenziato i limiti di incontri così poco partecipati. Mettendo quindi l’alleato Mazza in difficoltà. Questo è bastato infatti ad accendere il dibattito sulla titolarità del portabandiera a guidare il partito nella fase più che cruciale. A dirlo senza mezzi termini il ritrovato mattatore Maurizio Massini. L’ingegnere ha fatto notare che l’assenza di autorevoli esponenti, su tutti lo scioglitore Stefano Sassano, è una delegittimazione del portavoce. Insomma, Sassano non gli riconosce il ruolo. Così è partita la velata richiesta di dimissioni, neanche presa in considerazione da Mazza che avrebbe replicato sulla necessità di confrontarsi nelle sedi, invito più volte avanzato al quale Sassano però non avrebbe neanche risposto. A questo punto l’attesa è per il summit con l’ex capo, ma chissà quanto ex.
Gea Petrini