di Gea Petrini

Retromarcia del Comune di Guidonia Montecelio: la privatizzazione del cimitero subisce un pesante colpo. Le mancanze contrattuali del Consorzio Comor di Innocenzo Morasca spingono la dirigente Paola Piseddu ad annullare l’avvio della gestione privata, come era stata decisa a giugno dal collega Angelo De Paolis.

Difetti insanabili, carenza di legittimità, indebite pretese. Il punto scottante è uno, non sono state realizzate le opere generali, i lavori del primo lotto: condizione necessaria per passare l’affidamento del cimitero, vecchio e nuovo, al Consorzio Comor. Su questa leva si fonda l’atto della Piseddu che annulla, a tutela dell’interesse pubblico, la determina di De Paolis. E’ l’ormai noto articolo 27 del capitolato speciale d’appalto a dirlo chiaro e tondo, se quei lavori non ci sono, niente chiavi a Morasca. Viene in sostanza riconosciuta la fondatezza della linea dell’ex responsabile dell’ufficio cimitero, il geometra Salvatore Mazza, che da giugno si è opposto in ogni modo (anche dopo il trasferimento all’Ambiente) ad “obbedire” all’ordine di De Paolis che gli aveva imposto, senza successo, di consegnare il camposanto nelle mani del privato. Una guerra vera e propria a suon di carte che ha infatti condotto a una situazione di stallo, superata adesso con la firma della Piseddu. Il cimitero per ora resta in gestione pubblica: per arrivarci la dirigente ha ripercorso passo dopo passo l’intera odissea.

Le aree erano già del Comune. Nel 2013 viene avviata la gara per l’ampliamento e la privatizzazione del camposanto, una concessione di 25 anni, con una stangata – si è scoperto dopo – per i cittadini, che vedranno i costi raddoppiati. Per un loculo, da 1.600 euro a 3.000 euro, il servizio di tumulazione, da 28 euro a 486. La gara la vince il Consorzio di Morasca, l’anno successivo viene firmato il contratto ma niente si muove fino al 2015, il privato contesta l’indisponibilità delle aree che invece, precisa ora la Piseddu, erano in possesso del Comune dal 2012.

Giugno di fuoco. L’avvocato di Morasca saliva le scale del Comune a giorni alterni, quando De Paolis ha deciso di concedergli la gestione di tutto il cimitero. L’impresa infatti contestava al Comune di mettergli i bastoni tra le ruote in ogni modo, affidando lavori a terze ditte (per 500mila euro) e senza averne più il potere. Ma la scelta di De Paolis era illegittima, scandisce ora la Piseddu, perché “contrasta irrimediabilmente” con le regole stabilite nel contratto.

Un pastrocchio. L’aria si era capita già dall’atto di indirizzo del commissario Giuseppe Marani che aveva indicato alla dirigente di rimettere ordine nel caos cimitero, individuando le criticità (diverse), fotografate in uno svantaggio troppo forte del Comune rispetto al privato. Si intrecciano le ragioni economiche e contrattuali, e quelle formali, tutto torna in discussione. La Piseddu smonta punto dopo punto quella determina di De Paolis che a quanto pare faceva acqua da tutte le parti. Era priva, infatti, degli elementi necessari su cui basare l’intera decisione. “Il generico riferimento ad una astratta necessità di ristabilire l’equilibrio del piano economico finanziario senza tuttavia indicare concretamente alcun conteggio a sostegno della decisione assunta”, rende di fatto inconsistente sia la motivazione, sia gli effetti dell’atto stesso. Potrebbe bastare, e invece c’è anche un difetto di istruttoria: nessuna preventiva formale valutazione da parte del Responsabile del procedimento. E ciliegina, non c’era alcun conteggio ma solo astratte affermazioni. Insomma, “atto invalido”.