di Gea Petrini

Scadono domani i sette giorni di tempo fissati dal commissario Giuseppe Marani per chiudere l’ispezione su 100mila euro di debiti del Comune. Un giallo vero e proprio su nove atti e dodici fatture proposti dai dirigenti come debiti fuori Bilancio ma che non quadrano.

Una sfilza di affidamenti diretti. Se ne sta occupando l’unità di controllo interno, a loro con il coordinamento della nuova segretaria comunale il compito di ricostruire e indagare. Le determine sono andate sulla scrivania di Marani per mano dei rispettivi dirigenti tra il 16 e il 22 settembre. I capi settore hanno indicato quelle spese come debiti fuori bilancio, somme – in totale 105.382 euro – risultanti da fatture che sarebbero state emesse sulla base di impegni di spesa che, come chiariscono gli stessi dirigenti, però “sono stati annullati dall’area Finanze, per cui l’impegno di spesa non risulta più disponibile e cancellato in sede di Bilancio”. Una sforbiciata per salvare la barca in procinto di affondare ma che apre interrogativi roventi, considerando che il commissario nel decreto a più riprese ha ricordato che si stabilirà l’eventuale responsabilità. E le carte andranno comunque alla Corte dei Conti. Mica uno scherzo, Marani ha ordinato un’ispezione dettagliata: l’obiettivo ricostruire l’iter amministrativo, capire come siano stati cancellati gli impegni di spesa visto che “non risulta alcuna comunicazione formale”, se siano stati realmente eseguiti i lavori e se esistano le forniture. Cesti, cassonetti per le scuole, arredi e attrezzature per la città, c’è un po’ di tutto.

Due sono dei Servizi sociali. La prima è del 2014 sui corsi di formazione. Tre progetti, il settore impegnava 10mila euro, le fatture finite sotto ispezione infatti sono tre, in tutto 5mila euro: una da 3000, un’altra da 1.500 euro e l’ultima da 1.082. Sempre dalle stesse parti un altro atto segnalato, che in realtà è della Cultura: stesso anno, 2014. Si tratta del servizio di movimentazione dei materiali e degli arredi della scuola dell’infanzia, viene individuata la ditta e impegnati 10mila euro: le fatture chiamate in causa sono due, in tutto 7mila euro.

E ci si sposta adesso ai Lavori Pubblici. Correva l’anno 2010 – quindi prima amministrazione Rubeis – servizio di copisteria, ingrandimenti e stampe per il materiale usato negli uffici, impegno 2.266 euro e importo da fattura 2.074 euro. Del 2011 invece la determina sui lavori di manutenzione straordinaria della segnaletica stradale, impegno di spesa 31.250 euro, la fattura proposta come debito fuori bilancio è di quasi 16mila euro. La sistemazione di via delle Molette a Pichini invece ha portato nel 2015 (atto numero 22) a impegnare 19mila e 600 euro, e la fattura ha un importo di 25mila euro e poco più. Sempre l’anno scorso, e sempre Lavori Pubblici, la manutenzione straordinaria della scuola di via Mazzini, impegno da 41mila euro, la fattura relativa nell’elenco del commissario è di 2.714. Chiude la parte relativa alle opere, la pulizia delle caditoie (l’atto è del 2010), impegno da 3.260 e fattura da 1.630 euro.

Cesti e vestiti. Le ultime determine sulle quali Marani vuole chiarezza sono dell’Ambiente. La prima, è del 2014, tratta dell’acquisto di beni e attrezzature per l’arredo urbano: vengono individuate tre ditte e impegnati 38mila euro, la fattura sotto ispezione è di 20.755 euro. Datato 2015 invece l’ultimo atto in assoluto, il numero 105, la cifra tra l’impegno di spesa previsto e la fattura è quasi identico, 24mila euro e rotti. Lo scopo, acquisti per la riqualificazione dell’arredo urbano presso la scuola di Albuccione. Cosa nello specifico? Si parla genericamente di cesti e cassonetti, beni e attrezzature. Nelle premesse si fa riferimento a due determine dalle quali nasce l’acquisto, la 71 del 2015 e la numero 1 del 2015 dove – è scritto – si approvavano i progetti definitivi per la sistemazione di sette parchi. Ma la determina 1 del 2015 non si occupa di verde, nemmeno di scuole, e men che mai di cesti: approva invece gli atti di gara per il servizio di raccolta dei vestiti usati.