di Alessandro Galastri

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con gli esponenti principali del tifo biancoverde, una realtà in forte crescita a Villa Adriana, come in altre molte zone limitrofe. Ogni settimana un gruppo di ragazzi, armati di passione per il calcio e per i propri colori, prepara coreografie, striscioni e cori per inneggiare e sostenere i propri idoli sugli spalti.

Da qualche anno è rinato il tifo organizzato a Villa Adriana. Come è nata questa idea e per opera di chi?
Rispondiamo con un nostro coro a cui teniamo tanto e che ci rappresenta molto. “La storia è iniziata a novembre (del 2014), gli stessi amici di sempre, avendo la stessa passione, il Villa nel sangue e nel cuore, in casa e in trasferta seguiamo il Villa, per sempre tifiamo portando striscioni e bandiere bomboni e vecchie maniere’’. Sulle note della canzone Ragazzi di Buda.

Ogni domenica fate sacrifici per poter essere presenti sia in casa che in trasferta. Cosa vi spinge?
Partendo dal presupposto che per noi non è un sacrificio ma un dovere, difendere e sostenere il Villa Adriana e ritrovarci ogni domenica spalla a spalla tra di noi ci dà la forza per non mancare mai. Il calcio popolare ultimamente sta prendendo più piede all’interno del nostro ambito territoriale e speriamo che presto avrà ancora maggiore risonanza.

In molti vi attestano il fatto che siete il dodicesimo uomo in campo dei biancoverdi. Sentite questa responsabilità e quale è il rapporto con squadra e giocatori?
La responsabilità è quella di portare lo stile ultras in giro per il Lazio con il Villa Adriana, per il resto è un piacere e un onore. Con alcuni giocatori esiste un feeling speciale perché sentono questi due colori dentro proprio come li sentiamo noi. Diversi giocatori si sono a affacciati a Roccabruna anche grazie a noi e a quello che diamo per la squadra. Noi non molliamo mai, ed episodi come quello di domenica, con un pareggio insperato arrivato al 90′, anche grazie al nostro sostegno continuo, non è la prima volta che si verificano.

Il vostro obiettivo è quello di riempire le tribune del Rocca Bruna, coinvolgendo un numero di persone sempre più consistente.
Noi vorremmo coinvolgere tutta Villa Adriana, giovani e non, anche se è dura, perché molte persone ancora non si avvicinano al calcio popolare.

Cosa vuol dire la passione per il calcio popolare, troppo spesso dimenticata in favore del business e del professionismo?
Il calcio popolare è libertà e appartenenza, valori che nei professionisti ormai latitano a causa di repressioni e troppo denaro. Per noi non ha prezzo la domenica mattina fare colazione insieme e sentire la classica frase “Quanti siamo? Chi prende la macchina?”. Pura poesia per noi. Il problema del business in parte colpisce ancora il calcio popolare, ci sono delle realtà che da sempre puntano tutto sul denaro, o altre, come l’Estense lo scorso anno, che la passata stagione con in campo giocatori strapagati ci ha dato 4 punti su 6. Questo perché in queste occasioni il cuore messo in campo dai giocatori grazie alla carica di ragazzi come noi ancora fa la differenza. Ci sono poi società esemplari, che hanno puntato sul senso di appartenenza per portare avanti il progetto popolare, Atletico Vescovio e Fiano Romano su tutte, non a caso da qui nasce la nostra forte amicizia con il Manipolo e gli Ultras Fiano.

Come giudicate la situazione attuale del Villa Adriana Calcio a livello di organizzazione, struttura e società?
La situazione che ci sta più a cuore è quella legata ad un impianto sportivo che per storia e tradizione (dal 1953) meriterebbe ben altro trattamento e considerazione. Sono ormai poche le società che non hanno un impianto degno e che come il Villa Adriana sono ancora costretti a giocare su un campo di pozzolana. E noi come tifosi vorremmo una tribuna, mentre invece la domenica ci ritroviamo ancora su un prato a sostenere la nostra squadra. I ragazzi della scuola calcio meriterebbero di dare i primi calci in un campo decente. Ecco cosa cambieremmo, a chi tanto e a chi niente.