L’escluso eccellente nel Pd è Mauro Alessandri, sindaco di Monterotondo e a capo della Città Metropolitana dopo le dimissioni di Ignazio Marino dal Campidoglio in qualità di suo vice. Il giovane democrat non ce l’ha fatta a rientrare nella rosa dei vincitori. Tra due ore ci sarà la proclamazione degli eletti del nuovo consiglio metropolitano che ieri ha visto votare 1372 amministratori su 1643 aventi diritto, con una percentuale finale pari al 83,05%. Nella nuova Città Metropolitana, come da previsioni, il Movimento Cinque Stelle non ha la maggioranza. Virginia Raggi, che per legge come sindaco della Capitale è anche sindaco metropolitano, si trova alle prese con un organismo che rischia di essere ingovernabile.

Dei 24 posti a disposizione, 9 sono andati ai pentastellati, 8 alla lista “Le città della metropoli” cioè Pd più civici, e 7 al centrodestra unito nella lista “Territorio protagonista”. Nessun seggio per la quarta formazione, il “Patto civico” che aveva il suo cuore a Tivoli. Bene ricordare che la Città Metropolitana è ente di secondo livello. Cioè a esercitare il diritto di voto non sono i cittadini ma i consiglieri comunali e i sindaci dei 121 Comuni dell’ex carrozzone Provincia, secondo un sistema ponderato. In sintesi una scheda di un consigliere comunale romano vale molto di più di quella di un collega di un paesino di 3mila abitanti. Su queste regole, le segreterie dei partiti hanno elaborato strategie.

Le opposizioni puntano i riflettori sulla frenata brusca dei Cinque Stelle. In realtà il dato non è certo rivoluzionario, secondo quel sistema elettorale, considerando che la maggior parte dei comuni della provincia è a guida centrodestra o centrosinistra, per il Movimento era praticamente impossibile ottenere la maggioranza in Consiglio. Speravano però in una distanza maggiore dal secondo, con un decimo eletto che invece non è arrivato. Cosa comporterà per la vita del Consiglio questa geografia? Centrodestra e centrosinistra hanno il potere insieme di bloccare qualunque iniziativa dei pentastellati. Un nuovo pensiero per la Raggi, che ieri sorridente è andata a votare con tanto di maglietta dei Cinque Stelle, tirandosi dietro gli strali degli oppositori politici.

Il primo a commentare i dati – che ancora ufficialmente sono in corso di definizione – è Rocco Maugliani, segretario provinciale del Pd. “Una grande sconfitta per il M5S alle elezioni del Consiglio della Città metropolitana di Roma. Fermi a 9 consiglieri eletti, i grillini registrano uno stop evidente, a fronte del successo ottenuto dal centrosinistra con la lista Le città della metropoli. Il centrosinistra non consentirà alla Raggi di scaricare sull’area metropolitana – conclude Maugliani – i problemi con il suo partito in città”.

Toni vittoriosi anche dall’altra parte del campo, il segretario provinciale di Forza Italia Adriano Palozzi: “Sono molto soddisfatto del successo del centrodestra, anche se non mi sorprende considerato il percorso, fondato su dialogo e unione di intenti, da tempo intrapreso con numerose realtà civiche e politiche, e che ha visto Forza Italia grande protagonista. Sono altresì molto contento dello splendido rapporto instauratosi con gli alleati e non posso che ringraziarli per quanto fatto insieme”. Un “risultato straordinario” per Francesco Lollobrigida, responsabile dell’organizzazione a livello nazionale di Fratelli d’Italia che plaude all’entrata di tre del partito nel Consiglio, Fabrizio Ghera, Andrea Volpi e Marco Silvestroni che è risultato il più votato della lista di centrodestra. Silvestroni è segretario provinciale di Fdi e da un mese commissario del partito anche a Guidonia Montecelio.

Proprio la terza città del Lazio, rappresenta il caso paradossale di queste elezioni provinciali. Guidonia Montecelio dopo Roma è la città più grande per abitanti, e non solo non ha nessuno a rappresentarla ma non ha partecipato al voto. Il governo locale è infatti caduto a giugno e la legge non prevede certo eccezioni, quindi senza consiglieri e sindaco in carica, il vuoto. Niente. Tagliata fuori. Un tema sollevato proprio questa mattina dal consigliere uscente del Pd Emenuele Di Silvio: “Da guidoniano, mi sento di dover criticare la norma per non aver previsto casi come il nostro, creando una “non rappresentatività” per gli oltre 90mila residenti nella nuova assemblea metropolitana”. redpol.