Primarie aperte entro dicembre. E’ il contenuto del documento bomba presentato mercoledì pomeriggio nella direzione cittadina del Pd da sei consiglieri comunali uscenti e diciassette dirigenti del partito. Arrivato sul tavolo come una versione soft, è in realtà la pagina che inchioda vertici e scontenti locali a dover assumere una decisione, per quei paletti temporali ben definiti. Sarà votato nella prossima riunione ma già ieri è stato discusso, trovando larga condivisione. “E’ difficile ora tornare indietro”, commenta un democrat di prima mattina.

Questione di clima. Il vertice nel tardo pomeriggio non vede la piena partecipazione. Praticamente del tutto assente la componente Ferro, poi non c’è l’ex capogruppo Patrizia Carusi (ma sono in stanza i suoi), e nemmeno Michela Pauselli data in pausa di riflessione anche se i bene informati assicurino che il padre Claudio sia stato avvistato dalle parti delle sede nella mezz’ora precedente l’incontro. Tant’è che le premesse erano di fuoco, il dibattito avviato pubblicamente da Simone Guglielmo e Emanuele Di Silvio (chiedevano primarie chiuse a Aldo Cerroni) aveva reso settembre più frizzante che mai, con il segretario Mario Lomuscio nel mirino, e venti di guerra a soffiare tra Roma e Guidonia. Fissata la direzione, con l’avanzare dei giorni il clima è apparso improvvisamente tranquillo. Un cambio di strategia che ha condotto al documento stringato ma chiaro, messo ieri all’attenzione dell’unione comunale per una prossima votazione.

Il documento. A elaborarlo sei consiglieri uscenti (su sette): Domenico De Vincenzi, Rocco Cisano, Paola De Dominicis, Emanuele Di Silvio, Simone Guglielmo e Patrizia Carusi. Sostenuto poi da 17 membri della direzione. Non è come si sarebbe potuto immaginare venti giorni fa, da nessuna parte è sancita la clausola anti-Cerroni, cioè il veto alla partecipazione di esponenti che hanno avuto ruoli nel governo di centrodestra. Una soluzione compromesso che resta però rigida nei tempi. Nella premessa, c’è l’analisi politica: “Pare ormai certo che il debito dal 2014 dovrebbe ammontare a circa 20 milioni di euro, debito frutto della cattiva gestione amministrativa del centrodestra e degli sprechi. Se i commissari formalizzeranno il dissesto si aprirà una fase difficile da gestire. Tasse al massimo per cinque anni, servizi ridotti, nessuna assunzione, tutto a danno della nostra comunità”. Il “malaffare” e i disastri vengono fotografati per tirare fuori la ricetta: “Ci sarà bisogno di una coalizione forte e coesa di donne e uomini capaci di portare la città fuori dalla palude in cui è stata condotta”. Quindi tre punti chiari che costituiscono il motore dell’ordine del giorno: unificazione di tutte le forze del centrosinistra e del Pd, primarie aperte da tenersi entro dicembre, la costituzione di un comitato dei garanti paritario per definire le regole delle primarie.

Nella stanza del Pd. Considerando sempre l’assenza di una intera componente, la discussione in base a quanto trapela è stata lunga ma pacata. Il segretario Mario Lomuscio si è impegnato a mettere in votazione il documento al più presto, gli interventi si sono susseguiti senza scontri. E’ stato De Vincenzi a specificare, “che il candidato sindaco deve essere del Pd altrimenti non solo sarebbe una bocciatura del gruppo dirigente del partito, ma a quel punto allora sarebbe meglio presentarci con le liste civiche senza simbolo del Pd”. Così avrebbe detto l’ex candidato sindaco. Rispetto allo scenario di settembre, il colpo di scena è arrivato nei titoli di coda da Rita Salomone. L’ex consigliera, presidente dell’assemblea provinciale del partito, pur non avendo firmato il documento avrebbe detto in maniera chiara: “Le primarie vanno fatte”. redpol