Gattonava, con il corpo appiattito, proprio come un felino di casa. Un “comportamento unico” perché invece si tratta di un dinosauro carnivoro lungo 3 metri che gironzolava in cerca di prede circa 110 milioni di anni fa. La sua impronta, lui si chiama teropode, è stata immortalata in una roccia nel molo nuovo di Rio Martino a Latina. Una scoperta straordinaria studiata da un team di ricercatori tra i quali un giovane e già affermato paleontologo di Guidonia Montecelio, il 33enne Marco Romano che da un anno lavora a Berlino. L’impronta è stata scovata un paio di anni fa, e poi esaminata con attenzione. Oggi si cerca la soluzione per la sistemazione definitiva che la preservi. Proprio con questo obiettivo, Romano ha scritto al sindaco di Latina Damiano Coletta affinché sia tutelata in una struttura pubblica.

La scoperta e gli studi – Ad accorgersi del reperto portandolo all’attenzione del mondo scientifico, il fotografo professionista Bruno Tamiozzo che ha coinvolto subito il suo amico geologo Stefano Panigutti. Così è stata contattata l’università La Sapienza che ha messo in campo le sue forze: Marco Romano (Museum für Naturkunde di Berlino), Paolo Citton (Sapienza, Università di Roma) e il professore Umberto Nicosia (Sapienza, Università di Roma) e i risultati sono stati pubblicati su due riviste internazionali di settore. Le impronte risalgono al Cretacico Inferiore e sono di un teropode appunto, un dinosauro carnivoro, lungo quasi 3 metri e alto poco più di un metro in corrispondenza dell’anca. L’orma del dinosauro è di grande valore scientifico, per questo si è creata una forte mobilitazione affinché il blocco sia tolto dal molo dove è a disposizione dei vandali e sotto la minaccia delle intemperie. Proprio dall’attiva associazione Sempre Verde è arrivata la sollecitazione a Romano che dopo essersi occupato dell’analisi del reperto, chiede ora che venga messo in sicurezza.

Il paleontologo scrive al sindaco – E’ del 25 settembre la lettera indirizzata a Damiano Coletta, “l’importanza rende necessaria una preservazione del blocco in una struttura pubblica – scrive Romano – in modo da essere consultabile per altri ricercatori e soprattutto fruibile per la popolazione”, realizzando un impianto ostensivo didattico così da rendere la scoperta più diretta e intuiva. In questi giorni si sta muovendo la Soprintendenza, per lo studioso di Guidonia d’altronde non ci sono dubbi sull’eccezionalità del reperto: l’impronta ha infatti cristallizzato un “comportamento unico per questi dinosauri carnivori”. In base alla traccia lasciata, studiata con moderne tecniche 3D, il teropode era abbassato sul terreno, “gattonava”, come per attaccare una preda da un momento all’altro, per bere o per mangiare. “Grazie alle impronte di Rio Martino – dice Romano – possiamo quindi osservare l’istante di vita di un dinosauro carnivoro, impressa per sempre nel bagnasciuga di una piattaforma tropicale di circa 110 milioni di anni fa”.
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(in basso la ricostruzione del teropode del paleoartista Davide Bonadonna)

teropode

(qui sotto l’impronta tridattila del dinosauro. Oltre le tre dita è ben visibile posteriormente la traccia allungata del metatarso poggiato sul terreno)

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(studio delle impronte sul campo presso Rio Martino)

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