“Non è dalle primarie e dal candidato che dobbiamo partire ma dal progetto per la città”. Da quarantotto ore tiene banco nel Pd la discussione lanciata dai consiglieri uscenti Emanuele Di Silvio e Simone Guglielmo: primarie obbligatorie per chi punta a fare il sindaco e porte chiuse a quanti hanno avuto incarichi nel governo Rubeis. Per l’operazione blocca-Cerroni (Aldo, avvocato, il civico presidente del consiglio che ha poi con altri tre mandato a casa l’amministrazione) è scoppiata una bufera, alimentando il dibattito interno. Il segretario del partito democratico Mario Lomuscio capisce la voglia “dei due a candidarsi, li comprendo davvero” ma smonta l’impostazione del ragionamento, avviando una riflessione “sul programma”.

“Quello che mi preme non è sapere se Di Silvio o Guglielmo vogliano candidarsi sindaco, cosa vogliono per la città – dice il segretario cittadino – serve un programma inclusivo, che preveda il coinvolgimento dei tanti che oggi si sentono lontani dalla politica. Invece di alimentare la discussione sulle primarie allora parliamo di questo, tutti insieme. Dobbiamo creare i presupposti affinché il Pd riesca a governare in maniera seria”.

Sul criterio di non far passare candidature a sindaco di profili coinvolti nel governo Rubeis, il segretario Lomuscio commenta: “E’ un tema da discutere e lo faremo nella prossima unione comunale del partito, è comprensibile da parte loro ma le decisioni si prendono nelle sedi opportune. Tutto è dettato dalla loro voglia di candidarsi e li comprendo veramente, ma quello che mi interessa è il futuro della città: non importa se il candidato sia uno di loro o Aldo Cerroni ma che si crei un percorso vero anche consapevoli degli sbagli del passato. Quindi – conclude – dettare condizioni non la  scelta migliore, non per il Pd ma per Guidonia Montecelio”. redpol.