di Gea Petrini

Intercettazioni ambientali e telefoniche, 600 pagine di trascrizioni depositate dal perito che era stato incaricato dal collegio presieduto da Mario Frigenti di passare al vaglio le conversazioni che hanno messo nei guai l’ex sindaco di Guidonia Montecelio. E’ su quelle parole che ieri nelle quarta udienza del processo Rubeis accusa e difesa si sono scontrate durante l’esame dei testimoni, tre sfilati in aula dei quindici previsti. “Leccare il culo ai potenti locali”, un “puttanaio”, e i tre nella stanza del Comune che dicono all’allora sindaco “di aver cambiato residenza per votarlo” chiedendo un istante dopo la raccomandazione per far prendere la figlia all’Ipercoop. Il mondo di favori dove sarebbe incardinato il sistema Rubeis, l’ex primo cittadino accusato di corruzione e concussione per l’assunzione di due ragazze: avrebbe forzato la mano per collocare all’Ipercoop e all’Ihg persone a lui vicine, minacciando la chiusura del centro e nel secondo caso promettendo di sbloccare i pagamenti dovuti dal Comune.

C’è Rubeis, camicia a righe e vestito chiaro, stretto tra i suoi legali Santino Foresta e Augusto Colatei. In corridoio i testimoni, tra gli altri il comandante della polizia municipale Marco Alia, l’amministratore delegato del Car Fabio Massimo Pallottini, il dirigente dei Servizi sociali del Comune di Guidonia Corrado Cardoni e il direttore del centro commerciale Tiburtino Antonio Tiberi. Dovranno tornare per la prossima udienza, fissata il 2 novembre.

Il primo a mettere piede nell’Aula di tribunale è il perito Alessandro Perri, chiamato a fornire le indicazioni generiche di quelle 600 pagine di trascrizioni. Il pubblico ministero Luigi Pacifici affiancato dal nuovo procuratore capo di Tivoli Francesco Menditto chiede un’integrazione, la difesa produce un elenco di trascrizioni “che non condividiamo per incongruenze e anomalie, per le quali si è attinto a piene mani dal brogliaccio e non dall’audio originale”. Per Pacifici “illazioni e ipotesi immotivate, l’interesse della Procura è fare verità”, alla fine Foresta deposita una memoria difensiva, l’approccio dei legali è aggressivo, il collegio richiamerà più volte nelle ore di udienza l’avvocato a non andare sopra le righe.

Così si passa al primo teste chiave, Alessandro Gessi, l’ex direttore dell’Ipercoop che nel processo è anche parte civile. Da lui si riprende dove si era lasciato il 15 giugno, a Gessi secondo quanto riportato direttamente in Aula sarebbe arrivata l’indicazione del direttore del Tiburtino Tiberi per assumere una ragazza segnalata dal sindaco, poi effettivamente presa a lavorare. L’avvocato Foresta punta alle presunte minacce, “mi ha chiesto di attivarmi dicendomi: c’è il sindaco che mi rompe le palle, ma se non si può fare non si può fare”. Al telefono con la fidanzata di Ferrara, “in una conversazione di fantasia dove riversavo il mio stato d’animo per quello che mi stava accadendo in quei giorni”, Gessi ha dipinto uno scenario di “favori”, dove si deve “leccare il culo ai potenti locali”, un “puttanaio”. Su questo insiste l’accusa, Gessi precisa a chi si riferisse con i potenti locali, “al sindaco di Guidonia”, ma quando ha parlato di “aria di minaccia tipicamente da mafiosi ho enfatizzato, è un’espressione ampiamente colorita”. Dopo di lui è il turno della fidanzata, secondo testimone della giornata, molti “non mi ricordo”, e la conferma di quel curriculum arrivato a Gessi.

Legge parti delle informative, l’ispettore del nucleo investigativo della Forestale che ha effettuato le intercettazioni, terzo testimone, chiamato per collegare le telefonate. Si parte dal primo capo d’imputazione, il caso appunto dell’assunzione all’Ipercoop. La prima conversazione rilevante captata quella del 10 marzo 2015 direttamente dall’ufficio del sindaco, dove insieme a Rubeis c’erano tre persone, “precisano di essersi spostati di residenza per votarlo” e subito dopo chiedono la raccomandazione per la nipote dell’imprenditore locale, uno dei tre presenti. Rubeis quindi si adopera per contattare Tiberi affinché interceda con l’Ipercoop, “Tiberi chiede se avesse la ragazza esperienze pregresse, Rubeis risponde di no ma di concludere altrimenti gli avrebbe fatto chiudere il centro”. Da lì una serie di telefonate fino al 19 maggio quando c’è l’accelerazione, Rubeis richiama Tiberi che 11 minuti dopo telefona a Gessi per poi rassicurare il sindaco via sms, “a fine mese mi dicono”.

Nella parte finale dell’udienza sempre con lo stesso teste si passano in rassegna i momenti cruciali dell’indagine che riguardano il secondo filone, quello dei pagamenti all’Ihg che Rubeis avrebbe promesso di sbloccare in cambio dell’assunzione di una infermiera nella struttura sanitaria sollecitata – come da intercettazione ambientale del 19 maggio – da una ex politica, ex assessore e avvocato. Rubeis chiama i vertici, il giorno dopo riceve spiragli “però posso approfittare per chiederti un favore” gli avrebbero risposto, si tratta delle fatture che il Comune aveva in debito con l’Ihg. Contratto firmato, e tra la marea di documenti sequestrati persino un post-it.

“Non si è sentito parlare di minacce, poi il sindaco avrà fatto di tutto per far assumere una ragazza che aveva bisogno ma nelle telefonate minacce non ce ne sono”. E’ il commento a margine dell’udienza dell’avvocato Foresta, “il punto è che dal teste chiave non arriva nessuna conferma della minaccia”. L’obiettivo della difesa è capire come sia nata l’inchiesta, “vedremo chi aveva interesse a scatenare questa vicenda”. Si sciama fuori dal tribunale, sono rimasti inchiodati tutto il giorno alle sedie i più vicini all’ex sindaco, come il forzista Michele Venturiello ma si è visto in Aula anche l’ex vicesindaco (primo mandato) Mauro Lombardo.