Sciogliere il consiglio comunale anche se vorrà dire affidare il Comune di Guidonia Montecelio a un commissario per un anno. Voterà contro il Bilancio Aldo Cerroni, l’ex Presidente che si è dimesso non riconoscendo il governo tenuto in piedi da Andrea Di Palma ora sferra l’attacco che numeri alla mano potrebbe essere decisivo, se anche i tre consiglieri dissidenti di Forza Italia andranno nella stessa direzione, con ragioni proprie. Delegittimazione politica per un’amministrazione che non ha più al vertice il sindaco eletto dai cittadini (Rubeis è ai domiciliari da luglio scorso), gestita invece da “una oligarchia pasticciona” nella totale mancanza di collegialità, con un Bilancio del compromesso zeppo di spot elettorali senza reali risorse dietro. Si alzano le temperature nella terza città del Lazio.

Le dimissioni dalla Presidenza – Parte dall’addio allo scranno più alto dell’assemblea, l’avvocato Cerroni arrivato in maggioranza attraverso un accordo con Eligio Rubeis al ballottaggio del 2014. La speranza con il passo indietro dalla Presidenza era di scuotere il centrodestra, “nei mesi scorsi ho tentato in vario modo di far comprendere, sempre inascoltato, come non vi fossero le condizioni politico amministrative per andare avanti, malgrado gli sforzi, pure encomiabili, del vicesindaco facente funzioni. La realtà è che la coalizione che governa la città aveva ed ha, quale condizione necessaria ed ineludibile, la presenza del sindaco Rubeis. Tutti ne sono oggi consapevoli”.

Zero collegialità – Le condizioni di un governo dell’ordinaria amministrazione non sono mai state rispettate. “L’unica possibilità, come dissi fin da subito, affinché questo ruolo potesse essere oltre che formalmente anche politicamente sospeso era un metodo improntato alla collegialità massima su tutte le scelte con il tatto, l’attenzione ed il rispetto per le diverse sensibilità politiche di maggioranza e di opposizione. Così non è stato – spiega Cerroni – oggi il governo della città è malamente condotto da un’oligarchia autoreferenziale e pasticciona, che non ha neanche la capacità di ascoltare i suggerimenti e il dissenso serio di coloro che di questa maggioranza ancora fanno parte. Io ne uscii all’indomani della battaglia persa per sciogliere il consiglio comunale in tempo utile per votare nel 2016 e ritengo oggi che sia comunque necessario ed opportuno non sostenere questo governo”.

Meglio il commissario dell’oligarchia – Ecco poi le intenzioni in vista del decisivo consiglio comunale sul Bilancio del 27 maggio: “Sono convinto che sia necessario riportare la città alle urne anche se ciò comporta un lungo commissariamento, che anzi ritengo necessario per la politica locale qualsivoglia colore politico essa abbia e sia utile anche per un movimento civico quale quello che ho l’onore di rappresentare in consiglio. Il Commissario saprà portare avanti i processi avviati ed eventualmente sospendere quelli pasticciati anche se, senza la spinta del sindaco eletto, questa amministrazione ha prodotto poco e niente nell’ultimo anno. Ritengo che il Commissario possa anche restituire serenità ad una macchina amministrativa fatta di donne e di uomini spesso validi, ma che oggi sono su una nave che – senza timoniere – rischia di andare alla deriva come dimostra chiaramente il bilancio di previsione posto all’attenzione del consiglio”.

Un Bilancio senza anima – “Probabilmente il Commissario di governo avrebbe fatto meglio. Ad una prima lettura appare privo di strategia e di anima, in definitiva di politica – conclude Cerroni – frutto di compromessi e che rischia addirittura di far impegnare erroneamente risorse che non ci sono per sostenere qualche spot elettorale e danneggiare i conti della città, contribuire ad alimentare speranze belle, ma vane in un contesto che ha addirittura per molti servizi ha istituzionalizzato l’istituto della proroga in corso di gara quasi fosse la normalità”. redpol